In cosa consiste la novità della pittura di Caravaggio

nella rappresentazione della realtà?


All'inizio del Cinquecento Michelangelo diede forma all'arte ispirandosi al "bello ideale", la perfezione e la spiritualità venivano ricercate nel concetto, non nella realtà: dipingere una prostituta con suo figlio, o un vecchio dalla fronte rugosa andava contro tutti i concetti promossi dal neoplatonismo. La vita vera non poteva essere raccontata, era indegna, bassa, inetta, troppo lontana dal sublime. Leonardo anticipò, in un certo senso, l'opera del Caravaggio: infatti nel Libro di Pittura riconosce l'importanza della gestualità, e la grande difficoltà di rappresentare i moti dell'animo; ma ciò che Leonardo scrisse -anche riguardo alla prospettiva e alla rappresentazione della realtà – venne messo in pratica, per la prima volta, da Caravaggio.
I tardomanieristi fraintesero Michelangelo, la loro pittura era spenta, priva di quella tendenza al sublime che traspare nelle opere dell'artista fiorentino; era un'arte concentrata ad esaltare il potere ecclesiastico, lontana dal "bello" rinascimentale. D'altronde, nell'Italia controriformista, il successo poteva essere raggiunto solo seguendo i canoni imposti dalla Chiesa, per questo l'innovazione di Caravaggio sollevò tanto scalpore tra i suoi contemporanei.
La novità sta nel fatto che Caravaggio poteva vedere bellezza nell'espressione di un vecchio cencioso, o paragonare il corpo inerte di una prostituta a quello sacro della Vergine. Prima di allora nessuno aveva osato ritrarre una Lena nelle vesti della Madonna, o il volto dei santi prendendo come modelli uomini del popolo, facilmente riconoscibili; quelle stesse persone, insomma, che era probabile incontrare girando l'angolo della strada, o entrando in una squallida osteria.
Caravaggio dipinse -quasi- sempre dal vero, rappresentare la verità era diventata una specie di ossessione, tanto che non utilizzò in nessun caso la tecnica del disegno preparatorio – che aveva trovato d'accordo persino due geni opposti come Leonardo e Michelangelo – .
La tecnica più utilizzata fu il forte contrasto tra luci e ombre, per sottolineare la presenza delle figure ma soprattutto la drammaticità dell'opera, perchè Caravaggio dipingeva una realtà tragica, a tratti violenta, in ogni caso, malinconica. Nei dipinti l'artista esprimeva tutto il travaglio della propria esistenza: dal desiderio sessuale nei confronti dei primi giovani modelli, alla paura della morte negli ultimi anni, quelli che gli furono fatali.
La Roma di Michelangelo Merisi non era una città tranquilla e lui,di certo, non era il tipo che restava in silenzio se qualcuno lo criticava. Dopo la sua morte, in Italia, tutti si dimenticarono di quell'innovazione provocatoria, di quel tragico realismo che mai si sottomise alla dittatura artistica del Seicento.
 

Laura Lapalorcia III Alst

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