Una stanza illuminata da una luce fioca che crea un debole gioco di chiaroscuri, un contrasto tra il bagliore all’esterno della finestra e il buio diffuso nella camera. La foto trae la sua forza dalla semplicità: l’attenzione è tutta focalizzata sull’accostamento suggestivo di una sedia, non integra, e una finestra, la cui vernice bianca delle ante è scrostata e sulla quale affiorano piccole macchie. Nell’ambiente regna una solida compostezza, una solitudine decorosa.

La sedia è vuota, e chiunque guardi la foto diventa il protagonista della scena, chiunque posi lo sguardo su di essa, può sedersi e partecipare.

La foto è un invito ad allontanarsi da una realtà che spesso ci sta stretta per entrare nello sconfinato mondo dell’anima; è un’opportunità per sedersi, chiudere gli occhi ed estraniarsi dalla vita scandita dal tempo e dallo spazio. Tutto diventa statico in un silenzio rotto solamente dall’assordante flusso dei pensieri.

Nella stanza aleggia il contrasto tra luce ed ombra, tra interno ed esterno: mi siedo, e non posso che pensare al mio essere, alle mie paure, ai sogni, ai pensieri e ai vissuti, e al mondo in cui sono immersa, alle infinite possibilità e occasioni che ogni giorno mi si presentano.

La finestra diventa il mezzo per guardarmi dentro. Scavo nell’anima. Strappo la mia intimità a me stessa.

Mi siedo e guardo fuori, il presente non esiste più, penso. Penso alle opportunità che non ho colto, agli amori mancati per un soffio, alla paura a cui troppe volte ho permesso di guidare le mie scelte. Penso ai miei rimpianti, al mio continuo camminare in punta di piedi sul filo sottile delle certezze e alla paura di lasciarmi andare nel vuoto. Paura dell’ignoto, del nuovo.

Penso a tutte le volte in cui mi sono allontanata da una carezza per difendermi da chissà che cosa, alle volte in cui ho preferito l’amaro in bocca di un rimpianto al buttarmi nel vuoto dell’insicurezza.

Ho pensato a proteggermi da una delusione, a non scoprire le mie debolezze a nessuno, ho pensato a difendermi dalle persone. Penso a tutti quelli che hanno provato ad andare oltre il muro che mi sono costruita intorno, alle persone anche più strette che hanno provato ad andare più a fondo.

Non mi piace parlare di me stessa, scoprirmi agli altri mi è sempre stato difficile, scomodo come la sedia su cui sono seduta.

Penso al futuro incerto, non chiaro, fievole come la luce che entra  nella stanza. E’ una strada che percorro ad occhi chiusi, lasciandomi guidare dall’istinto, dall’atavica ricerca di equilibrio che ogni persona insegue.

Sono giovane e il cammino davanti a me è ancora lungo. Non voglio una vita prosaica, non voglio abituarmi alla quotidianità di un gesto ripetuto ogni giorno. Voglio poesia nella mia vita, voglio non dovermi preoccupare di quello che può succedere domani, voglio perdermi e ritrovarmi, voglio cadere e rialzarmi. Abbattere i muri che mi soffocano. Innamorarmi e viaggiare, conoscere, scoprire. Addormentarmi sotto le stelle e svegliarmi al mattino presto, quando l’aria è fresca e il cielo è timidamente tinto di porpora.

 

Irene Meaglia IV A LSA


                                                                                                                                       

 


Chiudi finestra