La forma nell’arte tra spazio,tempo,realtà e astrazione

 

Forma, mediatrice tra l’osservatore e i sentimenti che l’autore esprime, testimonianza di un evento e del mondo che nasconde. Forma vista come essenza di un fenomeno, non come esteriorità o insieme di linee. Infondo che cos’è l’arte senza la forma? E’ questo che dona all’arte la fantastica capacità di colmare i vuoti e far riflettere, l’eternità e universalità che ci fa guardare un quadro proveniente da una qualsiasi parte del mondo e capire cosa vuole intendere, senza nessuna traduzione. Non tutto quello che offre questo elemento può essere concepito: ciò che veramente assimila la nostra mente non è altro che una fitta scrematura, di un mondo immenso, attraverso il filtro intrecciato delle nostre esperienze, del nostro passato, di tutto quello che ha forgiato la nostra persona. Alcune volte, l’onda di sentimenti e ricordi che invade il pensiero, durante la contemplazione di un’opera, incute paura … Paura perché l’arte non può essere controllata da regole, non segue un ciclo, la sua imprevedibilità non può essere tenuta a freno dall’uomo perché è una cosa che comunque ci appartiene. E’ per questo che nasce la prospettiva: l’uomo ha l’esigenza di tenere le redini della realtà e, dato che non può modificarla, ne crea una commisurata a lui, ideale, in cui l’ignoto non esiste perché tutto è conosciuto. Un posto “sicuro”. Altre volte, invece, sceglie la forma come espressione della realtà pura e chiara fatta di ombre e luci, di pace e inquietudine. Il Partenone rappresenta proprio questo concetto: le colonne che seguono un ritmo esatto scandiscono il tempo inesorabile della realtà, quella vera. Le loro ombre sullo stilobate parlano di una realtà che non è solo quella della luminosa facciata di marmo bianco perfetto: ci mostra anche l’imperfezione che tentiamo di nascondere perché non sotto il nostro controllo. La nostra totalità viene descritta in maniera magistrale tanto che i creatori del tempio hanno deciso di svelare le debolezze e imperfezioni inclinando stilobate e colonne. Fidia comprende che l’osservatore non è in grado di concepire la realtà per quella che è, quindi accorcia i confini umani e crea un ponte immaginario tra la sua mente e l’universo. Perché spezzare l’armonia irraggiungibile del Partenone? Perché lo scopo vero è quello di far sentire al sicuro e non schiavo di qualcosa che è sopra di noi. Osservando quest’opera si prende coscienza dell’uomo in tutte le sue sfaccettature e si accettano i limiti che lo caratterizzano. Ora, mettendo a confronto il 1400 e la nascita della prospettiva con l’età greca, si nota un divario immenso: nel primo caso si crea l’illusione di un mondo perfetto, privo di malvagità; nel secondo ci si accontenta del mondo per quello che è. Pura astrazione e pura realtà, tentativo di creare un mondo in cui si è inattaccabili e concezione di un universo in cui si è una parte, non il fulcro. La tolleranza mentale greca non tornerà più perché si svilupperà l’idea di uomo al centro di tutto e si cercherà di costruire un mondo egoisticamente proporzionato a lui. Le paure, le incertezze, le insicurezze saranno cancellate in tutti i modi non capendo che si può cambiare ciò che vediamo quanto ci pare, ma non si potrà mai sfuggire dall’universo che abbiamo dentro. Vagando per le strade della mente ci imbatteremo sempre in noi stessi. L’arte, attraverso la forma, ci consegna emozioni incontaminate e intatte che espresse a parole perderebbero tutto il loro valore. Ci mostra quello che vogliamo vedere e sentiamo di vedere: rivela parti oscure di noi, facendo luce sugli angoli nascosti del nostro animo che abbiamo tentato di cancellare ma che ci invaderanno per tutta la vita, inevitabilmente.



Emma Bernardini III A LSA

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