Le muse sono quelle divinità che ispirano gli artisti e gli artisti sono quelle persone che sanno intendere il linguaggio dell'universo, che secondo alcuni è scritto in forma matematica, triangoli, cerchi, quadrati e altre forme geometriche.
Da sempre gli artisti sono il tramite tra la materia e lo spirito, tra gli uomini e le divinità.
Tratto da "Le muse inquietanti" di Carlo Lucarelli

Depositarie, per natura, della memoria e della conoscenza, alle Muse fin dai tempi più antichi è spettato l’arduo compito di ispirare i più grandi artisti della Storia.
“Cantami, o Diva” o ancora “Narrami o Musa”.
“Musa, ricordami”.
Sono tra le più famose invocazioni dell’età classica da attribuire rispettivamente ad Omero e Virgilio, propulsori di questa tradizione giunta in tempi lontani da quelli originari come dimostra il secondo canto dell’ Inferno di Dante Alighieri “O muse, o alto ingegno, or m’aiutate”.
Non è certo un caso il fatto che siano gli artisti a desiderare il sostegno poetico e culturale delle Muse. E con poetico non intendo qualcosa di “limitato” alla poesia come genere letterario pur essendo questa illustre. Mi riferisco a tutto ciò che è in grado di far muovere qualcosa nell’anima, di farla vibrare e di far vibrare per risonanza anche le corde più tese del sentimento di coloro che ne vengono a contatto.
E quindi chi meglio di loro è in grado di fare ciò ed è autorizzato a chiederne l’intervento?
In fondo nessuno ha mai dato come legge universale, nell’atto pratico di emanarla come inviolabile, il fatto che siano proprio gli artisti gli unici in grado di leggere e interpretare la realtà. Eppure è così. Lo testimoniano la Storia, la “popolarità” delle loro opere e la memoria che hanno lasciato in tutte le generazioni a loro successive come per testamento, tramandandoci un patrimonio per noi ereditato, acquisito e che ci chiede rispetto e tutela. E’ terribile, invece, accorgersi di quanto a volte oggi questa memoria sia diventa unicamente mercato. Si tratta di una sigla televisiva e non più dell'Aria sulla quarta corda di Bach, si tratta di bigliettini d’auguri e non più dei Girasoli di Van Gogh. Si, è veramente deprimente rendersi conto che ormai anche la cosa che dovrebbe essere più limpida, pura e libera sia sottomessa alle meccaniche del dio denaro.
E ancora più deprimente è che le persone non sanno realmente con che cosa si trovano a che fare. Si tratta semplicemente di pubblicità. In teoria ciò dovrebbe far crollare ogni possibilità di mantenere viva quella cultura che da sempre quegli artisti, ispirati dalle Muse di cui parlavamo prima, hanno cercato di lasciarci. Dico in teoria, però, perché in questa terribile desolazione credo di poter, o comunque di voler, intravedere uno spiraglio, una piccola crepa dalla quale questa cultura, intesa sempre come quel famoso strumento vibrante che è il sentimento, possa passare e rimanere viva. In qualche modo quelle sigle e quei bigliettini di auguri hanno mosso qualcosa per essere ricordati. Non sono passati inosservati. E questi sono solo due tra gli innumerevoli artisti che hanno saputo, con le loro doti, il loro studio, la loro dedizione, il loro sguardo critico a volte partecipe a volte no ai mutamenti di società sempre più diverse, le loro storie, le loro pazzie, le loro contraddizioni, cogliere la vera natura delle cose. Spesso si sente dire che gli artisti sono quelle persone capaci di interpretare la realtà, il mondo, l’universo e sembra ormai, pur essendo vero, una banalità. Allora potremmo fare un discorso più microscopico. Potremmo dire che il loro operato mira a trovare il significato ultimo delle cose, le motivazioni per cui sono tali, a svelare, a chi non è in grado di farlo sé, la vera essenza. La parte più interiore dell’animo. Qualcosa che viene portato alla luce e che forse nemmeno noi sappiamo di avere dentro. Lo stesso Friedrich Schelling, filosofo tedesco tra i protagonisti dell’idealismo, ha definito e racchiuso questo concetto in una vera e propria teoria filosofica definendo l’arte come la massima espressione dello spirito assoluto. Però, se come alcuni dicono, questo linguaggio dell’universo è dettato da leggi matematiche, come è possibile confermare ciò che è stato ribadito più volte ossia che gli artisti sono i soli a poterlo codificare? Come è possibile che qualcosa di così razionale, schematico e definito possa essere tradotto da qualcuno che deve la sua formazione ad una natura puramente spirituale e del sentimento quale è quella degli artisti? Certamente non si esclude che l’ordine e la precisione siano alla base di tante opere, non tutte ma tante. Basti pensare alla prospettiva di un dipinto, la perfezione delle proporzioni di una scultura, la sezione aurea di un tempio, la scansione metrica di una poesia, la ritmica di una canzone… Perfezione geometrica, precisione, schematizzazione e tutto ciò che sia matematicamente dimostrabile, tanto ricercati quanto studiati, sembrano escludere una qualsiasi forma di spirito di ciò che si sta trattando. Per secoli è stato vivo il dibattito tra ragione e sentimento. Si è trattato di un alternarsi tra decenni illuminati e decenni romantici, per così dire. Ed è stato un continuo contrapporsi di visioni mai concordi. Eppure abbiamo molti esempi in cui matematica e spirito si sposano perfettamente. Il Partenone o il più vicino Pantheon. Se questa comunione non fosse possibile queste e molte altre opere non avrebbero motivo di esistere. La sfera esattamente contenuta all’interno del Pantheon non starebbe a simboleggiare la perfezione e magnificenza di un tempio dedicato, anche se solo inizialmente, a tutti gli Dei e il perché di quelle proporzioni e di quelle misure non sarebbe chiaro se il sentimento non le spiegasse. Di conseguenza sembra inevitabile dire che una cosa non esclude l’altra e viceversa. E il tramite, il ponte che collega materia e spirito, è proprio l’artista che non la sua sensibilità sa congiungere cose apparentemente opposte e distanti, a volte contraddittorie, trovando un punto in comune, fisso in quel meccanismo che ci fa sentire parte di un insieme, che non ci lascia soli, che ci apre gli occhi davanti a cose che altrimenti perderemmo e che ci rende, almeno in minima parte, tutti artisti con le nostre diverse modalità di sentire le cose ma comunque in qualche modo uniche. Questo meccanismo è l’Arte.

Antonietta Del Regno VA LSA

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