In cosa consiste la novità della pittura di Caravaggio

nella rappresentazione della realtà?

 

Nella vita di Caravaggio, quotidianità ed arte vanno di pari passo, si scontrano e ognuna determina l’evoluzione dell’altra, non visibile nel tempo, poiché immersa nell’oscurità, ma immediata. Il dipinto assume vitalità, attiva e presente.

Dipingere il vero, dal vero è una prerogativa che neanche nella pittura di Leonardo si ritrova.

Una fase del libro, in particolare, rende chiaro cosa per l’artista era fondamentale. “Per lui l’arte stava non nella storia che raccontava, ma nella verità umana che rivelava, la verità dell’artista”. Il mezzo che Caravaggio utilizza per mostrare la sua verità è lo specchio, attraverso il quale rende visibile la sua pittura introspettiva. Spesso, quindi, mi è difficile guardare con i suoi occhi il vero senso delle sue opere, il significato che vuole far assumere loro.

Nel dipinto “Morte Della Vergine”, viene messo in risalto il concetto di morte vista non come trascendenza o evento, bensì come vuoto umano. “Gli spettatori” del dipinto, che ora possono immedesimarsi nel soggetto, poiché è una di loro ad esserne protagonista, non lo fanno, perché sconvolte dal distaccamento della tradizionalità, dal nuovo modo di vedere le cose. Non prevale più la bellezza immortale di una morte sublime, ma l’orrore dell’evento quotidiano che genera un vuoto incolmabile: una visione totalmente diversa, o meglio opposta, alle precedenti.

Un altro tema trattato da Caravaggio ed analizzabile analogamente al suo periodo di vita che il pittore affronta, è la violenza, presente nella maggior parte delle sue opere.

Violenza vista in chiave di vendetta in “Giuditta ed Olofeme”; violenza come sacrificio imposto in “Il Sacrificio di Isacco I”; violenza come causa dell’orrore in “La Deposizione”; violenza come vittoria e sconfitta nel dipinto “Davide con la testa di Golia I”. Un esempio del rapporto che Caravaggio aveva con la realtà e della traslazione di questa nei dipinti è proprio l’ultimo quadro sopra citato. Dipinto successivamente all’omicidio di Tammasoni compiuto da Caravaggio, è specchio di un atteggiamento che l’autore assume di fronte alla sua azione. Davide. vincitore e modello di vita, mostra la testa di Golia, non in segno di vittoria, ma come pegno, con la consapevolezza di essere contemporaneamente vincitore ed assassino. E’ così che Michelangelo Merisi si sente e da questo momento il passato costituisce il monito del futuro, creando un cambiamento nel modo di rappresentare la realtà, ancora più introspettivo. Elemento fondamentale che rende reale ulteriormente le opere è il gioco della luce dal quale Caravaggio sembra soggiogato. Alternando l’oscurità in cui sono immersi i lineamenti dipinti ma confusi delle figure e la luce, riesce a creare il dramma; un rapporto contrastante tra la gioia e il dolore; la realtà e l’illusione; la calma alla violenza delle azioni.

Anche l’aria e la luce stessa, presente come sostanza assumono solidità: nelle “Sette Opere di Misericordia”, gli angeli trovano un muro d’aria invisibile che li sorregge e permette la visione del moto sottostante.

Forse è ancora grazie al modo di utilizzare la luce che si ritrova un po’ della tradizionalità in “La Vocazione di San Matteo”: un rinnovarsi di ruoli e una chiarezza nelle azioni che richiama e risalta la superiorità di Gesù anche nel nuovo modo di concepire la realtà. Gesù, uomo terreno, degno di non essere guardato da colui che ne farà le veci e il tutto è rappresentato da pochi sguardi sospesi nel nulla indefinito.

Una caratteristica che riporta l’attenzione sul reale delle opere è l’incessante presenza del colore rosso che aumenta l’autenticità drammatica in scene già violente e ricche di particolari ripresi dalla realtà stessa.

Un concetto che non mi affascina molto è l’ossessione che Caravaggio ha nei confronti dei giovani, attrazione traslata in alcuni dipinti. Trovo, inoltre, sconvolgente, sia per me sia per il periodo storico dell’artista e della vita in esso, il fatto del raggiungimento del piacere attraverso la sofferenza.

Ne “La Flagellazione”, i sentimenti sono talmente reali da far rinnegare la realtà che gli uomini stessi hanno creato, prendendo come scusa la brutalità del quadro, non accettato.

La sofferenza non può essere il mezzo per arrivare al piacere; la sofferenza di Cristo non è il piacere della quotidianità umana, poiché la nascita di Cristo è l’unico evento trascendente e miracoloso, opposto alla sofferenza e sublimazione del piacere.

Gli uomini di quel tempo non potevano accettare questa condizione così reale, ma credo che Caravaggio voglia proprio suscitare una sensazione di abbandono della tradizionalità, comoda alle menti semplici ed ignoranti e attraverso i suoi dipinti, far assumere la responsabilità delle proprie azioni, e la consapevolezza della realtà vissuta come conseguenza dei propri gesti.

 

 

Anna Laura Fioribello III Alst

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