Quando penso all’arte e al rapporto con la realtà mi viene da pensare a “Guernica” di Picasso: una stanza con una finestra da cui entra una mano con una lampada, sul soffitto un’altra luce, simile nella forma a un occhio, e il caos che si scatena tra quelle quattro mura.

Mi dà l’idea di un uomo che, venuto da fuori illuminato dalla prima lampada, entra e accende un’altra luce per vedere la realtà che si trova all’interno, come se vi fosse acceduto per gradini.

E proprio in questo consiste il processo di conoscenza: un percorso per livelli, per realtà diverse.

L’uomo riceve stimoli e informazioni dalla realtà, dal mondo esterno, che rielabora, ognuno a suo modo: il secondo gradino è quindi la realtà percepita, che è a sua volta un riflesso della realtà interiore.

Analizzando la percezione del mondo, l’uomo entra nel proprio io, osserva se stesso e scopre la realtà interiore, la realtà che esplicita ed esprime nell’arte.

L’arte quindi nasce dall’esperienza della realtà e l’indagine della realtà percepita per portare alla luce l’intimo. Svelando la realtà, l’uomo svela se stesso.

Tornando a Guernica, Picasso vive una realtà difficile e tragica, tormentato dagli eventi sente il bisogno di capire, mettere alla luce il tumulto che lo scuote dentro, indaga la sua percezione del mondo e apre il teatro chiuso dell’anima per vedere il dramma: la sofferenza, la confusione, il disordine che non può essere ordinato, frammenti di realtà che non possono essere ricomposti in un’unica forma. È il dolore dell’uomo del Novecento il cui mondo è in crisi e sta crollando, senza che si possano ricostruire i pezzi.

Si possono solo inseguire i riflessi della realtà nel gioco di specchi della mente, fino a trovare un’immagine, l’arte.

L’osservatore poi compie un processo analogo: l’indagine dell’arte gli permette di analizzare la realtà e se stesso fino a trovare una propria interpretazione dell’opera, una propria immagine del mondo, un proprio percorso di vita.

 

Ludovica Pirelli IIIA LST

 

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