L’universalità della realtà si specifica in infinite individualità che ci comprendono. Dal momento in cui veniamo al mondo, iniziamo a vivere, cioè ad esistere. Tutto quello che affronteremo dal momento in cui il nostro primo pianto esploderà in una stanza d’ospedale, sarà per noi realtà. E noi, probabilmente, entreremo a far parte di realtà altrui: in quella dei nostri genitori, dei nostri fratelli, degli amici… degli altri; ma resteremo tali: parti, elementi, punti tra altri miliardi, osservati da occhi diversi, che vedremo ma non vivremo, e forse non riusciremo mai a capire del tutto.
Ciò che quegli occhi guarderanno potrebbe essere la stessa immagine che stanno vedendo i nostri, ma non la comprenderemo completamente: perché quel che coglieremo noi, non sarà la stessa cosa che l’“altro” noterà. Tenderemo ad adattare quell’immagine alla nostra realtà, alle esperienze che noi abbiamo vissuto in prima persona, a plasmarla su noi stessi; l’altro non ci trasmetterà mai la sua interpretazione, per il semplice fatto che è qualcosa di troppo intimo e che non avrebbe strumenti per farlo.
A questo punto, è possibile delineare il ruolo dell’artista: lui riempie le sue opere di pura emozione, rende la creazione occhi. La sua sensibilità ritrae quel che accade, e anche se modificata, arricchita, o distorta, la sua è realtà. Ed è così che il Guernica è il ritratto della distruzione e del dolore della guerra, il cielo torbido del Compianto è icona del dolore disperato e universale, il Partenone simboleggia perfezione assoluta…
L’obiettivo dell’artista non è quindi quello di lasciar trapelare dalla sua opera la vera oggettività dei fatti, ma quello di trasmettere il valore assoluto di un’emozione, di un evento, di un avvenimento.  L’artista modella la sua creazione sviscerando le sensazioni da quello che sta ritraendo, rendendo tutto simbolo e al contempo essenza della realtà.  Così ne genera una sola immagine: la descrizione unica di quel mondo che sta rappresentando. L’unicità di quella realtà sta nel fatto che ognuno di noi potrà comprenderla entrandoci dentro; l’opera non verrà guardata con gli occhi dell’artista, ma con i nostri stessi occhi. Nel nostro apprezzarla, vederla, (Non guardarla: ma vederla appunto, comprenderla, attraversarla) finiremo per lasciarci colmare, invadere dalla sensibilità dell'artista, dal messaggio che vuole trasmettere.
Dalla sua realtà desumiamo una nostra realtà, arricchita dalle nostre sensibilità e dal nostro vissuto.
Così sentiremo ancora una volta le bombe, gli urli strazianti, la luce improvvisa e accecante nel buio del Guernica; il turbinio ventoso del cielo del Compianto che si increspa di nuvole scure; la perfezione del Partenone, simbolo di una società giunta ad un apice, ad un obiettivo, ad una realizzazione concreta.
E ad ogni sguardo si rinnova un nuovo spettacolo, che cambia nel contenuto ma non nella forza, in ciascuno di noi.

Alice Calvano IIA LST

 

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