Partendo dal remoto passato fino ad oggi è possibile osservare un rapporto conflittuale dell'artista nei confronti di una realtà corrotta, contraddittoria che lo porta a cercare un riscatto attraverso la propria opera. L'arte è un'esperienza emozionale legata al nostro mondo interiore fatto soprattutto di incoscienza e soggettività. Certo per un artista è molto importante anche l'ambiente concreto che lo circonda, da questo egli trae la fonte delle sue emozioni e sensazioni. Quest'esplorazione non si ferma però al solo mondo esteriore, ma è una ricerca più profonda che riguarda la propria coscienza più recondita per cercare di scoprirne le origini ed i veri motivi di ciò che si prova. La sensazione non abbraccia quindi, la sola sfera intellettuale della nostra coscienza, ma anche e soprattutto la dimensione più fantasiosa dell'immaginazione. Lo stesso Baudelaire parla del realismo come "una guerra all'immaginazione", e solo con l'immaginazione l'uomo riesce a liberarsi dalla banalità del reale negli artisti, c'è chi decide di comunicare con il mondo mettendo in luce dure verità, e chi invece fa i conti con se stesso attraverso la parte più intima del suo animo, come ci insegna ad esempio Michelangelo. Egli, interiorizza il reale e lo traspone in concetto grazie alla forza che a sua volta diventa simbolo, negando così ogni distinzione tra il reale e la mente. La realtà assume, dunque, un ruolo vitale grazie alle idee che la mettono in atto per determinare la storia. A sostegno della realtà, si pone Caravaggio, che nella sua battaglia contro il manierismo difende la pittura come poesia, che non è invenzione o immaginazione, bensì espressione "della realtà umana".Questo concetto è deducibile anche osservando uno dei suoi quadri:" Riposo dalla fuga in Egitto" in cui l'angelo, non inventa la musica, ma la esegue leggendo lo spartito che San Giuseppe gli tiene davanti. Cezanne analizza invece il processo di ricerca della struttura del vero, sostenendo che non si può pensare la realtà se non in quanto è recepita da una coscienza e viceversa, non si può pensare la coscienza se non è recepita dalla realtà. Questa riflessione trae origine dal famoso "Cogito ergo sum" della filosofia cartesiana. Cezanne quindi, porta la sensazione visiva a livello della coscienza, allargando in questo modo l'orizzonte all'impressionismo. Con lui nasce un nuovo classicismo, che crea una realtà che trova spazio nella coscienza e che smaschera la verità che si cela dietro ogni cosa. Egli costruisce l'immagine, partendo dalla sensazione visiva, ma va oltre, plasmandola attraverso la materia pittorica. La realtà non può fermarsi alla percezione che ho io, per questo è necessaria la coscienza della mia conoscenza che fa fluire la coscienza sulle cose del mondo. La coscienza in "pura creazione dello Spirito" è perfezione, forma, proporzione tra le parti. L'obiettivo di Cezanne non è astrarre, bensì rappresentare; senza la coscienza non saremmo in grado di comprendere tra la realtà e lo spazio che la circonda. E' un processo che dall'interno si proietta verso l'esterno. Il cubo, la sfera e il cilindro, si possono trovare solo in natura, ma non nella realtà, sono strumenti mentali che si acquisiscono con l'esperienza della realtà. Con Gaugin inizia il progressivo distacco della ricerca del puro realismo nelle rappresentazioni pittoriche. Egli afferma che la sensazione visiva diretta è un caso particolare dell'immaginazione che implica la stessa coscienza. Nel suo pensiero l'immaginazione non è contro la consapevolezza della realtà, ma è un'estensione della coscienza , che, in questo modo riesce a comprendere anche il passato. Nei suoi dipinti, infatti, c'è una profondità segnata dal tempo, ma non dallo spazio. Egli afferma che le percezioni visive, sono le stesse di quelle che risalgono dalla profondità della memoria: si deve dipingere attraverso i ricordi e la barbarie degli uomini primitivi, per poter ritrovare il "tempo perduto". E' più importante la memoria, perché riesce ad evocare quell'innocenza e quella purezza di cui ha bisogno l'occidentale.. Questa è una "presa di coscienza" che ci proietta verso la ricerca di ciò che è artistico e puro nell'uomo.
Osservare, immaginare, ricordare, dipingere...mettere tutto ciò che si "prova", nell'opera d'arte e riuscire a ringiovanire, grazie ad una mitica barbarie e cercare di superare il mondo civile dell'epoca che sosteneva il progresso con la non civiltà (si pensi allo scandalo morale del colonialismo). L'opera d'arte attraverso la realtà e l'immaginazione (vissuta come ricordo) diventa cosi una comunicazione che contiene ed esprime un pensiero. Il pensiero di Gaugin che grazie alle sue opere resterà immortale e verrà trasmesso a molti uomini che sapranno coglierne il significato più profondo attraverso la percezione visiva (realtà) e la propria coscienza (immaginazione).


Gaia Omobono IV ALST

 

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