Il Rinascimento è un momento particolare della storia dell'arte, in cui cambiò completamente la concezione del mondo, si annullarono praticamente le esperienze medievali e l'età classica fu presa come base di partenza; questo non vuol dire che l'epoca classica fu usata come modello da imitare, ma da rielaborare in base ai nuovi ideali.
Come l'uomo greco, il rinascimentale è consapevole del suo rapporto privilegiato con la realtà, ma è cambiata l'entità con cui l'artista, l'uomo deve misurarsi, se i greci dovevano confrontarsi con le idee, con la natura, gli italiani del Quattrocento dovevano farlo con Dio, con la spiritualità.
A questo punto è meglio esaminare bene i due mondi.
Nel Partenone, con l'uso delle proporzioni, degli equilibri naturali Fidia ribadisce l'appartenenza umana al ciclo della natura, l'uomo è un elemento in armonia con tutto l'insieme.
Con le correzioni ottiche la realtà è modificata per adattarla ai difetti umani, che così si trasformano in punti di forza: ovvero, l'uomo vede la realtà distorta per via dei meccanismi del suo cervello, del suo pensiero, quel pensiero che gli consente di analizzare la realtà, di capirla, l'uomo ha quindi un rapporto privilegiato con la natura, è l'unico elemento dell'insieme che, oltre ad essere in armonia con il tutto e con le varie parti, può stabilire il suo rapporto con il mondo, può persino adattare la realtà alle sue esigenze.
Anche nel Rinascimento acquisiscono una grande importanza le relazioni tra l'essere umano e il mondo, tutto si studia per "comparatione", nelle formelle del Brunelleschi i personaggi non sono esaminati nello spazio, lo spazio è costruito con il dialogo tra i personaggi.
Nel tempio Malatestiano non c'è solo l'esame della spiritualità, c'è il rapporto tra l'uomo e la spiritualità, ed è per questo che l'Alberti usa l'arco e l'acquedotto.
L'acquedotto è una struttura aperta, non è una semplice barriera ma consente un rapporto osmotico tra le due realtà.
Anche l'arco viene usato e il suo significato rielaborato; pur rimanendo il punto di passaggio tra due condizioni, non è più il luogo dove il comune soldato diventa un eroe, ma dove l'uomo comune accede ad una dimensione di profonda spiritualità.
La verità però non si raggiunge semplicemente descrivendola e osservandola, come avveniva nel periodo gotico, ma analizzandola, approfondendola, l'arte è ciò che costruisco su un fenomeno, non ciò che vedo del fenomeno, è il rapporto con la realtà e non l'imitazione della realtà; concezione questa in comune con il mondo classico, che ha spinto Alberti ad usare arco e acquedotto, due strutture che, come già detto, consentono un rapporto tra i due mondi.
Dato poi che l'uomo è l'unico essere che può avere una particolare relazione con la realtà, ecco che nel Rinascimento si riafferma il ruolo dell'uomo, l'uomo riacquisisce l'importanza che aveva in età classica.
Tuttavia, oltre a queste somiglianze, ci sono delle differenze tra il Rinascimento e l'antica Grecia.
Prima ho detto che cambia l'entità con cui l'uomo si relaziona, ora vediamo l'influenza di questo fatto.
In Grecia, l'uomo, tramite il pensiero, le idee, analizza, si appropria, reinterpreta il mondo delle idee, quel mondo raggiungibile solo dall'essere umano, gli dei sono più che altro incarnazioni delle qualità umane.
Il rinascimentale invece con il pensiero si eleva avvicinandosi a un livello divino, spirituale irraggiungibile per l'uomo, per quanto possa sforzarsi non lo potrà mai analizzare, il rapporto dell'uomo con il mondo, l'arte, il processo di conoscenza sono diversi da quelli greci.
In Grecia, la perfezione della geometria è usata come modello da cui l'uomo si distacca con il suo personale sentimento, passione, concezione, nel Partenone ci sono le correzioni ottiche, nell' Hera di Samo le forme, i rapporti della geometria sono la base per la parte superiore, in cui l'uomo esprime se stesso, il suo sentimento modificando anche la perfezione.
Nel Rinascimento l'uomo è cristiano e Dio è un'entità totalmente fuori dalla sua portata, la perfezione, bellezza, grandezza, virtù assoluta, che l'uomo non può esaminare ma solo concepire.
Inoltre, l'uomo greco riflette su se stesso, la realtà, le idee concepisce la sua morale ed etica senza aiuto divino, mentre nel Quattrocento secondo la concezione cristiana è Dio che scende sulla terra e si accosta all'essere umano, protende la mano verso di lui, chiama la sua creatura prediletta ad attingere al fulcro della spiritualità; prediletta perché è l'unica ad avere la facoltà di sentire questo richiamo e scegliere liberamente di varcare il passaggio tra il mondo materiale e quello più profondo della casa di Dio, tra gli affanni umani e i valori profondi, spirituali.
Tuttavia non ci può mai essere un contatto, Dio è totalmente al di fuori della portata umana, è la perfezione assoluta che l'uomo non può modificare, adattare alle sue esigenze, non può quindi interpretare la realtà ma il suo rapporto con la realtà, analizza il momento in cui le dita dell'uomo e di Dio si stanno per toccare, il gesto nel suo svolgersi, i movimenti precedenti quel particolare istante, i pensieri e le azioni che lo hanno determinato, ne scrive la storia, ne disegna la prospettiva, traccia la freccia del percorso dell'uomo ma non può analizzare cosa c'è oltre, perché le dita non possono toccare l'impalpabile, incommensurabile luce divina, solo avvicinarvisi ed esserne illuminate.


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