Spesso l’uomo, trovandosi di fronte a un concetto, un’idea che non comprende appieno, che stuzzica la sua mente portandolo a pensieri più profondi e complessi, tenta di addentrarvisi meglio con la riflessione, la ragione, la passione, il sentimento.

Non a caso, già in epoca classica tramite l’Arte, che comprende tutte le strade per soddisfare questo bisogno dell’anima, si è cercato di analizzare i concetti di spazio e tempo- apparentemente semplici e intuitivi, ma così difficili da definire da avviare un dibattito scientifico-filosofico fino agli inizi del Novecento, quando la questione fu risolta da Albert Einstein-  per arrivare ad elaborare una propria concezione della realtà.

Pensiamo  per esempio al Partenone.

In questo tempio lo spazio e il tempo sono fondamentali: le colonne, i vari elementi costruttivi, perfino le decorazioni costruiscono degli equilibri a cui nulla può essere tolto, un ritmo che non può essere variato, generando l’Armonia, intesa non solo come proporzione tra le parti e delle parti con il tutto, ma anche come armonia tra lo spazio (i rapporti tra le parti) e il tempo (il ritmo).

C’è dell’altro.

L’armonia tra gli elementi nasce dai loro rapporti geometrici, matematici (il rapporto aureo), cioè da un’idea alla base dell’opera.

Per Platone le Idee si trovano in un mondo Iperuranio, al di fuori della nostra realtà, e sono immutabili, eterne, universali, assolute, non sottoposte cioè alle leggi del tempo e dello spazio: del tempo perché eterne, dello spazio perché assolute, immutabili e quindi impossibili da riprodurre nella nostra realtà; non si può disegnare un Quadrato, con la q maiuscola, un quadrato ideale.

Il Partenone è perfetto quindi idealmente, non materialmente: i vari elementi non sono perfetti per il loro valore assoluto, intrinseco ma solo relativamente a tutti gli altri, ci appaiono tali solo per le correzioni ottiche, altrimenti vedremmo lo stilobate curvo e le colonne gonfie a due terzi circa della loro altezza.

Non sono neanche immutabili, ma distorti dal tempo, sia dal passare dei secoli, che li corrode, li consuma, che dal passaggio delle ore, per via del cambiamento di intensità e di colorazione della luce, che li tinge di oro, rosso, arancione, ne confonde le linee nel bagliore accecante di mezzogiorno, li abbandona sempre più al buio della notte man mano che scende la sera, accorcia e allunga le ombre delle colonne e con esse il tempo di percorrenza dell’edificio.

Lo spazio e il tempo non sono quindi immutabili, tutto scorre, panta rei; la realtà è un Divenire, l’Essere parmenideo è costituito dalle idee platoniche.

Anche nei secoli successivi si arrivò ad una concezione di spazio importante  non per il suo valore intrinseco, ma per gli equilibri creati, come nelle basiliche paleocristiane, o addirittura di spazio invisibile nella struttura, come nel mausoleo di Gallia Placidia.

Esaminiamo i due casi.

Nel primo, la funzione della chiesa era prettamente spirituale ovvero, in parole povere, era costruita solo per avere un tetto sopra la testa durante i riti.

Viene perciò eliminato ogni particolare superfluo, creando uno spazio sereno; sereno perché gli equilibri non si generano dall’opposizione di forze, ma dall’armonia tra i semplici elementi dell’edificio.

È uno spazio puro, essenziale, spoglio in cui è rimasto solo il necessario: contano veramente solo la verità, le idee, la comunione con Dio, la fede che il credente può trovare solo in se stesso, nell’Essere se si vuol tornare alla filosofia e non nell’Apparire.

L’interiorità è dunque più importante dell’esteriorità: riflessione ripresa anche nel già citato mausoleo di Gallia Placidia.

L’esterno di questa chiesa è modesto, fatto di normalissimi mattoni; l’interno invece è ricco di splendidi mosaici, che ricoprono interamente le pareti.

Lo spazio non è definito dalle strutture portanti, ma dalla luce, che rappresenta lo splendore dell’anima e, per i cristiani, di Dio; l’opposizione tra la semplicità dell’esterno e la ricchezza dell’interno simboleggia appunto la vera essenza nascosta che si trova dentro le cose e non fuori.

Lo spazio e il tempo non sono quindi immutabili, sono la realtà mutevole, con le sue apparenze e la sua base, il vero valore assoluto, la luce, che può essere definita Essere, verità, idea, bellezza dell’universo e dei suoi misteri e che i credenti vogliono chiamare Dio, può essere raggiunta in modi diversi, con l’Arte, la Scienza, la Filosofia, la Religione, a seconda di quanta fede, razionalità, passione  c’è in ciascuno.

Ludovica Pirelli II ALST

 

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