Nell’ arte greca grande importanza è data dal rapporto della natura con le opere. Ogni cosa è prodotta o costruita rispettando degli elementi fondamentali:

-         l’equilibrio,

-         l’armonia,

-         la perfezione geometrica,

-         la mimesi.

Anche il Partenone e la “Hera Di Samo”, con le loro rispettive caratteristiche, sono stati costruiti secondo tali canoni.

Il Partenone è il tempio dedicato alla dea Atena Parthenos ed è stato costruito dagli architetti Ictino e Callicrate, anche se la sua origine è affidata a Fidia che, nel 447 a.C., lo eresse su un antico tempio diroccato.

Egli apportò numerose correzioni ottiche per rendere il Partenone perfetto all’occhio umano; ma per fare questo aveva bisogno di trovare il concetto di perfezione in qualcosa di concreto che doveva essere eterno, immutabile ed universale. Trovò ciò nella geometria che rappresentò per Fidia il modello di compimento da raggiungere. Cercò di idealizzare le forme geometriche che erano presenti in “Natura” e le modificò rendendole perfette alla visione umana. In Grecia, infatti, ogni cosa era incentrata sull’ uomo (“Kosmos”) e doveva armonizzarsi con i suoi ideali.

Fidia, quindi, pensava che solo rendendo la geometria imperfetta sarebbe riuscito ad ottenere qualcosa di perfetto, perché, secondo il filosofo Platone, esiste un mondo delle idee che è eterno, immutabile e che l’artista riporta nel mondo dell’ opinione, materializzandolo imperfettamente.

Così, per esempio, per rappresentare una linea retta doveva essere ideata curva: la colonne dovevano essere inclinate ed armonizzate con la parte del tempio in cui erano poste: le colonne dell’ opistodomo risultano più piccole di quelle del pronao.

Importante era, inoltre, l’equilibrio con la Natura: il tempio doveva apparire “aperto” all’ esterno ed è per questo che non veniva eretto come un “blocco chiuso”, ma circondato da colonne che rispettavano diversi intercolumni  e poggiato su una base (nello stile dorico sullo stilobate, in quello ionico sulla base e nel corinzio sul plinto) in modo che venisse proiettato verso “il divino”.

Di conseguenza l’oggetto dell’architettura, come nella scultura, era rappresentato da divinità antropomorfizzate.

A questa tecnica pura andava aggiunta l’arte della mimesi, cioè la bellezza estetica che ha reso il Partenone il tempio perfetto. Fidia, infatti, lo costruì utilizzando lo stile dorico perché, essendo già “conosciuto” da molto tempo in Grecia, poteva apportarvi tutte le modifiche necessarie per perfezionarlo. Costruisce un tempio octastilo, periptero e anphiprostilo; all’interno vi era una cella principale divisa in tre navate da una fila di colonne. Dal pronao si accedeva a questa cella nella quale era posto il naos che, a sua volta, racchiudeva la statua in avorio e oro dedicata ad Atena.

Il fregio dell’opistodomo e quello del pronao era, invece, in stile ionico.

La bellezza complessiva del Partenone è data dal modo in cui è stato costruito, cioè ogni parte è proporzionata grazie alla sezione aurea e al gioco di luci e ombre dato dalle colonne scanalate.

 

La “Hera di Samo” è un’opera tipicamente ionica in cui l’equilibrio geometrico è contrastato dall’armonia dell’opera stessa. Mentre nel Partenone la geometria è vista come un modello di perfezione da raggiungere, nell’Hera di Samo questa è parte integrante della scultura e l’artista trova l’equilibrio e il limite della geometria materializzata (la forma) solo quando lavora e tocca il materiale. Una volta trovato l’equilibrio si ferma. Tuttavia in arte non si può utilizzare soltanto la geometria altrimenti si otterrebbe l’artigianato, quindi necessità di un aspetto contrastante: la libertà delle forme. Nella Hera compaiono entrambe le caratteristiche: si può osservare come nella parte inferiore della scultura, caratterizzata da un fusto rigido, ci sia completamente “tecnica pura”, che nella parte sovrastante si ammorbidisce e si adagia.

La separazione tra le due parti è data dalla grande ombra della cintura della veste: le pieghe verticali e quasi parallele della veste sottostante,che creano un duplice effetto, poiché la luce qui sosta, scivolando sulla parte liscia, diventano trasversali, morbide e più larghe nella parte sovrastante della scultura.

Ci sono poi sei livelli di sovrapposizione che recano l’armonia all’Hera: una veste pieghettata sui piedi; una veste liscia su quella pieghettata; l’ombra della cintura; la veste nella parte superiore, sono i principali.

Può stupire come una tale opera possa essere ricoperta dal colore; questo avveniva perché così si poteva sottrarre il mutevole effetto luce-ombra naturale.

Analizzando globalmente la scultura e il tempio si può avere una visione di questi che rispecchia l’equilibrio e la rigidità; effettuando un’analisi dei contenuti si può stabilire dov’è il limite tra la perfezione e la libertà poetica dell’opera: ciò è possibile grazie alle due dimensioni fondamentali che si utilizzano per comprendere un’opera architettonica e scultorea: la percezione e la memoria.

Quest’ultima serve per ottenere una percezione globale la quale altrimenti sarebbe frammentata.

 

 

 

Anna Laura Fioribello II A lst          

 

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