Potremmo nominare molti artisti che hanno tentato di raccontarsi usando alcuni parametri quali lo spazio,la luce,il colore e che hanno  cercato di esprimere quindi il loro pensiero più intimo, più nascosto, attraverso le emozioni impresse per sempre nelle opere artistiche che ci hanno trasmesso.

Questa sorta di "catarsi" è più evidente in artisti come Michelangelo e Giorgione.

Per Michelangelo vi è una netta distinzione tra materia ed atmosfera e le immagini da lui rappresentate non hanno alcun legame con l'esperienza empirica poiché sono insensibili all'aria e alla luce, proprio per questo l'artista usa colori duri e freddi che non convivono emotivamente tra loro.

E' in questo modo che egli si propone di vincere la materia ,ovvero il colore nelle sue opere, idea fortemente in contrasto con Giorgione che con il suo spirito innovatore sconvolge il "concetto" di Michelangelo.

Egli non vuole rendere evidente il significato di ciò che rappresenta ma tramite macchie di colore vuole portare l'osservatore ad intuire l'esperienza e l'ispirazione che lo ha guidato, per questo non fa uso di un progetto dell'opera. Per Giorgione perciò il colore diventa l'elemento naturale per eccellenza,in grado di stimolare la mente dell'osservatore. Gli artisti fanno tesoro del contrasto luce-ombra, del tempo e dello spazio per creare quell'armonia e quell'equilibrio che altrimenti l'opera non avrebbe.

La luce per Michelangelo rappresenta il principio  spirituale, la vita; l'esperienza che si porta dentro non è soltanto tematica, scolpendo ha trovato che la materia può sublimarsi, diventare spazio e luce senza distruggersi.

Ciò è visibile nei Prigioni, dove su i blocchi rigidi che sostengono gli schiavi la luce è trattenuta, mentre sulle superfici levigate la materia si sublima in luce; perciò da un lato la  materia imprigiona il principio spirituale, dall'altro il principio spirituale si libera dalla materia.

Michelangelo mediante questo contrasto vuole mettere in evidenza due momenti del processo dell'esistenza; il ribelle che si torce per liberarsi e il morente che ha toccato la soglia (la morte) della liberazione stanno a rappresentare un trapasso dalla materia allo spirito.

L'artista costruisce questo processo grazie al profondo legame tra spazio e luce.

La netta divisione tra lo "spazio naturale" e lo "spazio intellettuale", tra la morte e la vita trova massima espressione nelle Tombe Medicee dove Michelangelo vuole che ogni persona compia un processo introspettivo alla ricerca dell'anima e dell'intelletto, del rapporto col divino.

Un elemento quindi essenziale in quest'opera è il tempo, il percorso che compie l'uomo dal mondo terreno a quello ultraterreno. Vi è un doppio concetto di tempo: all'esterno delle pareti che separano i "due mondi" c'è il nostro mondo, quello in cui viviamo, mentre all'interno c'è la purezza dell'anima, la serenità raggiunta dopo la morte.

Il valore dell'opera è dato proprio dal conflitto di queste due realtà: la natura e lo spirito. Vi è una luce fioca che entra dall'alto della Sagrestia, una luce che se entrasse così com'è violerebbe l'equilibrio interno-esterno e così viene filtrata evitando la corruzione che subirebbe toccando la terra.

Si ha così una trasformazione della luce naturale in luce intellettuale, la realtà diventa verità e il transito dall'una all'altra è la morte.

A dimostrare il volger del tempo concorrono anche le immagini come il Giorno, la Notte ,il Crepuscolo e l'Aurora e ognuna di esse si genera dalla fine dell'altra con il ritmo dell'eterno.

Il concetto di tempo viene ripreso come tema principale da Giorgione nella Tempesta simboleggiato dal fiume che divide il dipinto in due parti. Dal fiume parte un piccolo corso d'acqua che separa i due personaggi così come sono separati i loro destini. La donna che allatta il bambino e l'uomo appoggiato al pastorale è come se ignorassero l'uno la presenza dell'altra; ciascuno ha la propria storia e il proprio passato, ma per un momento condividono il medesimo istante di tempo simboleggiato dal lampo.

Giorgione fa emergere nella sua opera tre istanti: il presente dato dalla donna e l'uomo sul piano della tela, il passato dal paesaggio lontano che è all'interno del presente ed il futuro rafforzato dallo sguardo della donna che stringe tra le braccia una nuova vita, quasi che rivolgendosi all'osservatore intendesse superare il piano della tela e sorpassare il presente.

L'artista non pone orizzonti, riuscendo così a evidenziare i concetti di infinito potenziale spaziale e di infinito potenziale temporale.

Il tempo di Michelangelo è quello delle passioni, dell'intelletto che si consuma nella realizzazione dell'opera, in Giorgione è il presente che si proietta al futuro attraverso gli occhi della donna che si rivolgono a noi.

 

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