Il Partenone, simbolo principe dell’Atene di Pericle, celebrazione di antico pensiero, di quei Greci che erano riusciti ad affrontare coraggiosamente la temibile armata Persiana.

L’Antica Grecia, il mondo classico per antonomasia è molto di più: patria di artisti, di filosofi, di grandi condottieri, culla della Democrazia, piccolo gioiello in un Europa abitata da Tribù di nomadi e pastori.

Il Tempio Ateneo come immagine del pensiero occidentale, qualcosa di una bellezza terribile e naturale, qualcosa che i moderni restauri non riescono a ricreare in modo perfetto, qualcosa che invece, duemila anni fa, venne costruito a perfezione, in soli otto anni. Gli equilibri, le forme, le millimetriche inclinazioni delle colonne e degli stilobati l’uomo moderno le ricerca con la tecnica, con la scienza e l’informatica, utilizzando strumenti fantascientifici, che comunque non daranno mai i risultati ottenuti secoli fa.

Come è possibile tutto questo? Come può l’uomo moderno, forte delle sue conoscenze, inginocchiarsi di fronte ai suoi antenati?

Evidentemente c’è qualcosa di insormontabile, su cui noi, figli della tecnologia, continueremo a sbattere la testa…La tecnologia stessa… A cui, ormai, ognuno affida i propri pensieri, io stesso la uso per capire il mondo, la natura, la geometria e la vita; elementi che, nell’antichità; erano riservati a pochi eletti, coloro che potevano permetterselo li apprezzavano, cogliendoli con il puro intelletto e la riflessione profonda, cercando il Mondo delle Idee, l’Intellegibile tanto amato da Platone, luogo della mente in cui i Greci, immergendovisi profondamente, hanno inteso come regalare ai posteri opere di sconfinata bellezza.

Comunque vada, nonostante Platone fosse avverso all’Arte come rappresentazione imperfetta di una realtà già di per se imperfetta, nel corso dei secoli, grandi artisti ed architetti sono riusciti a mettere l’Arte al servizio della Conoscenza, entrando di persona nel mondo delle Idee, il Partenone stesso è pura Filosofia.

È qui che si rivela la sezione aurea, già analizzata da Pitagora, il filosofo matematico, colui che, nei numeri, trovava le risposte ad ogni domanda, numeri intesi come Essere Matematico si concretizzano nell’opera come Sezione aurea, 1,6180339…; numero irrazionale; presenta cifre che non si ripetono mai consecutivamente, il numero φ, indice di bellezza concretizzato nel corpo umano, il rapporto perfetto tra distanza da mano a mano e lunghezza della gamba, risultato φ in numerose sculture greche.

Troviamo un primo fattore che lega l’Uomo al Partenone, esso lo rappresenta, di sicuro non nel corpo, nella forma, ma in qualcosa di più intimo, nell’anima e nel cuore, nel pensiero e nella sua natura di Essere superiore, e quindi è il Partenone che , grazie all’uomo, stringe un legame intrinseco con la natura, creazione divina a somiglianza del mondo delle idee a cui il Partenone è appartenuto dall’alba dei tempi, perfetto da sempre nel Non-Luogo.

Qualcuno decise che quell’armonia andava resa pubblica, le forme e le geometrie, la musicalità del marmo e delle colonne doveva esser resa viva, portata sulla Terra, cercando di mantenerne intatta il più possibile la bellezza originaria, trovando nell’imperfezione dell’occhio e del giudizio la chiave per arrivare al luogo sopra il cielo, cercando la competizione con il Demiurgo.

Le illusioni ottiche, le percezioni dell’uomo vengono ingannate, lo sguardo si abbandona ad un miraggio, la visione di un puro cristallo di quarzo, una struttura aerea volta verso il cielo, in continua espansione, colonne e stilobati, inclinazioni e curve millimetriche che noi moderni non possiamo riprendere dallo schermo di un computer, in modo sterile; anche il più semplice operaio dell’Atene di Pericle sapeva cosa stava creando, non era solamente un tecnico, ma un vero e proprio scultore.

Linee rette e curve create con sublime maestria: l’andamento delle colonne ci ipnotizza, geometria e tempo si fondono, passato e futuro non esistono più, entrando nel Tempio vedo il presente vivendo nella mia anima, scolpita per sempre nel marmo, accorgendomi per qualche istante della sua magnificenza.

L’armonia delle sfere celesti vive nelle entasis delle enormi colonne doriche, nelle curve e nelle forme dei capitelli, la sfera presa ad ideale, l’ente geometrico intermedio, seguendone il corso non raggiungiamo mai una fine, continuando per l’eternità le curve non hanno tempo, e il Partenone è lì, sull’Acropoli, fissato come un fotogramma, nonostante gli acciacchi, sulla tela del creato, a testimonianza che L’uomo ha lasciato il segno, creando ed inventando, ieri, oggi e domani.

L’ideale Orfico, la natura che si rigenera dopo il lungo sonno invernale, seguendo l’andamento circolare, così l’anima umana tornerà ad incarnarsi in nuovi cicli vitali, generazione dopo generazione, mentre il Tempio continua ad incassare storie, scolpite nel marmo delle sue bianche colonne,stagione dopo stagione, finche non sarà la natura a scomparire il Partenone sarà grato all’Uomo, capace di riuscire a Pensarlo prima di Costruirlo.

Il pensiero che diventa realtà, l’arte ha permesso tutto ciò, nonostante l’avversione dei filosofi i segni di una rivoluzione arrivano fino ai giorni nostri, al Neoplatonico Buonarroti, estasiato dalla classicità, fissando inconsciamente l’eterno nel marmo, consegnando il Tempo nelle mani del Giorno e della Notte, dell’Aurora e del Crepuscolo, custodi del Cerchio della vita.

Geometria come strumento per raggiungere la perfezione, sempre e comunque lontana, quei pochi millesimi onnipresenti , la distanza incolmabile che separa l’indice di Adamo da quello di Dio nella Cappella Sistina.

C’è comunque qualcosa di ovvio in tutto questo: come potrebbe la Geometria esistere se non esistesse lo specchio della stessa mente divina, Noi, Io, che nel profondo dell’anima concepisco concetti talmente poetici e musicali da impressionare, probabilmente, il Creatore stesso, compiaciuto del suo lavoro più grande, la Mia Mente, la Nostra Anima.

L’Uomo è la geometria, e se la Natura da parte sua gli fornisce spunti confusi e poco comprensibili, siamo Noi che li rielaboriamo, esaltandoli con il ragionamento, con il Logos.

Interpretiamo i segnali naturali, mettendoci sempre in discussione, rielaborando le nostre conoscenze, in continua evoluzione, riuscendo a creare Arte,e…”Ogni opera ha due significati, una per il Presente, e una per il Futuro, per l’Eternità…”, significati ed interpretazioni che cambieranno insieme al nostro pensiero, come lo scorrere di un fiume, probabilmente senza nemmeno accorgercene.

Arte, Bellezza, Geometria, Eternità, Perfezione, noi siamo tutto ciò, il Partenone ci rappresenta al meglio, uno specchio che ci fa sorridere con un solo sguardo, scrigno di tute le abilità che ancora possiamo esprimere, mettendole semplicemente in Atto, cercando di lasciare il segno.

 

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