Leon Battista Alberti è un trattatista rinascimentale.

Conduce, quindi, un ampio lavoro di studio e riscoperta dell'arte a lui precedente. Studia resti greci, romani, paleocristiani, medievali e romanici.

Il motivo della sua indagine è la ricerca di un modello, di una base da cui far partire quella che è l'innovazione umanistica.

Il processo di rinascita dell'arte e della cultura, secondo un nuovo concetto omocentrico.

Cerca una concezione di architettura come raccordo fra gli opposti, media perfetta che ponga l'uomo come riferimento unico ed inconfutabile.

Il tempio Malatestiano diventa quindi uno strumento di unione, continuità storica e culturale fra passato e presente artistico. Elimina il superfluo, in questo caso l'arte medievale, nella più esatta concezione di storia rinascimentale, intesa come insieme di fatti rilevanti.

L'arte classica diventa, quindi, una ragione profonda, basilare, dell'opera di Alberti.

Non si tratta di una riproduzione fedele di un modello scelto aprioristicamente.

Bensì del risultato di un intenso lavoro di ricerca, tale da permettere una coerenza pervasiva all'intera opera.

Il salto dall'arte classica a quella rinascimentale sembra quasi essere naturale, frutto di un'intuizione più che di un ferrato ragionamento logico-deduttivo.

Cos'è, quindi, che da questo senso di naturalezza, spontaneità ?

La geometria.

Uno degli elementi più importanti che Alberti individua come coincidenza fra la sua mentalità e quella classica.

Allo stesso modo, infatti, ritrova nei modelli geometrici, nelle figure, significati precisi, ineluttabili.

Come nello storia, però, un evento successivo è conseguenza dei precedenti.

I significati, quindi, mutano, si evolvono in base alle nuove conoscenze.

Cosa distingue, universalmente, i due modi di interpretare i significati dei moduli geometrici?

L'avvento di Cristo.

E' questo che, nell'Alberti, tinge la realtà che lo circonda di nuovi significati, nuove interpretazioni.

Riscrive qualsiasi libro di arte o trattato, muta e trasforma i principi.

Le forme geometriche diventano spunto di fede, motivo di intima riflessione, trampolino verso la comprensione del divino (In maniera molto simile al concetto neoplatonico del “furor”)

La forma diventa quindi guida verso una fenomenica scoperta di sé stessi e della fede, come assoluto fenomeno, quanto di più vicino alla perfezione ideale del disegno.

In conclusione, possiamo idealizzare il tempio Malatestiano come sintesi della corrente di pensiero umanistica, simbolo di raccordo fra periodo classico e rinascimentale, elemento di continuità che nega la chiusura intellettuale medioevale e pone le basi per una nuova arte, una nuova cultura, una nuova ricerca di perfezione nella fede e verso Dio.

 

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