Tondo Doni e Adorazione dei Magi. Due opere diverse che esprimono significati, idee, concetti e pensieri diversi. Due gli artisti: Michelangelo e Leonardo.

Due persone dall’acuto intelletto ma profondamente diverse tra loro. Differenza che nasce dalla concezione di fondo, dalla base sul quale poggia il loro pensiero e ne caratterizza i moti, moti che a loro volta si trasmettono in immagini e l’immagine diventa la realtà. Una realtà indissolubile che si riduce allo spazio del quadro nel quale si svolge una storia. Una storia, per l’appunto, concepita in modo diverso: Leonardo, che costruisce il suo pensiero sulla conoscenza, vede la storia come qualcosa di compatto, l’insieme delle vicende umane legate agli eventi naturali. Michelangelo, il cui pensiero nasce dal profondo dell’anima e tende al sublime, si prefigge come scopo della sua creazione il definire il concetto. Per questo Michelangelo è un “genio”, un rivoluzionario: con esso l’arte si rinnova in autentica espressione di vita.

L’opera di Michelangelo, infatti, è un continuo definire il concetto: riutilizza le esperienze passate e le ridefinisce, le rielabora. Come avevo già accennato in precedenza, per la prima volta in assoluto l’arte è identificata con l’esistenza dell’artista stesso: esistenza che si parafrasa in esperienza la quale non può dirsi compiuta se non con il compimento della vita stessa.

Analizzando il quadro di Michelangelo evidenziamo tratti ben definiti, ottenuti con la graduazione del colore. Così facendo, Michelangelo, definisce forme. Forme in atto di sforzo che generano moti.

Moti che, tuttavia, non si traducono in gesti. Il moto, in realtà, si traspone in concetto, un concetto esteso allo sfondo del quadro il quale diventa simbolico. Ecco che emerge la storia, serie infinita di eventi dove l’esperienza umana prende il sopravvento totale e diventa protagonista.

Lo sfondo raffigura il mondo pagano, figure nude completamente isolate dalla vicenda. La vicenda è quindi centro di un concetto che si sviluppa nella figura di Cristo la quale immagine sembra creare un’aspirale che culmina nel volto del Messia stesso. Scena fondamentale, spostata rispetto a piano simmetrico per dare forza al concetto.

In Leonardo nell’Adorazione dei Magi, a dispetto di Michelangelo, osserviamo un’integrazione delle figure del mondo pagano di sfondo con l’evento. Figure che non si limitano alla figura umana ma la superano e la contestualizzano: ecco che prende parte la natura e l’architettura.

I cavalli imbizzarriscono,  la natura rinasce. Tutto è incentrato sul fenomeno cardinale. Fenomeno dei fenomeni perché quest’ultimi si generano a partire dall’evento: la madonna con il bambino.

I fenomeni generati creano a loro volta il furor… La madonna con il bambino diventa nucleo concettuale di infiniti ma finiti moti. La storia si sta compiendo, la vita con il resto del mondo sta cambiando. L’epifania diventa causa e chiave, chiave che apre nuovi mondi, nuove speranza mentre l’uomo diventa fine e mezzo del cambiamento.

Il tempo interpreta un ruolo fondamentale, il tutto si svolge ma l’azione è in atto e rimale tale. Lo stesso, per fare un parallelo, vale per il Cenacolo. In Leonardo la storia si traduce nella completa partecipazione dei fenomeni al concetto filosofico di fondo. Per Leonardo dipingere non è solo definire un concetto ma contestualizzarlo in un ambito storico. Possiamo evidenziare ancora meglio questi aspetti se confrontiamo La Vergine delle Rocce al Tondo Doni analizzando una figura in particolare: il San Giovanni. Nel Tondo Doni il san Giovanni è l’unica figura che osserva la scena ma ne rimane estraniato. Nella Vergine delle Rocce il San Giovanni è parte integrante del concetto stesso: quest’ultimo, infatti, è protetto dalla Vergine la quale si identifica con la chiesa. Gesù è esterno alla scena, in bilico, nella prossimità di un burrone. L’arcangelo indica con il dito San Giovanni: San Giovanni diventa quindi protagonista in quanto simboleggia il futuro della chiesa.

Futuro che si contrappone ad un passato remoto, storia antica suggerita dalle rocce di fondo.

Possiamo quindi vedere il quadro come passare inesorabile degli eventi: la storia si traduce nella totalità dell’evento.

Per Michelangelo quello che conta è il presente, il definire una scena prefissata velando le conseguenze dell’evento stesso. Il San Giovanni in Michelangelo rappresenta la chiave che svelerà il futuro…

 

Stefano Lamelza III alst

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