In molte opere d’arte l’effetto del tempo gioca un ruolo fondamentale, ma sarà Giorgione a raccontare il tempo. “La tempesta” la sua opera più importante è un quadro rivoluzionario: Giorgione infatti è il primo a dipingere il tempo che scorre, il tempo che lega i destini per un solo istante e poi torna nel suo flusso. “La tempesta” è un’insieme di elementi che collaborano e combaciano perfettamente, e come in un puzzle se si arriva a sistemare tutti i tasselli apparirà un’immagine, un’immagine che sarebbe stata indistinguibile osservando un solo pezzo alla volta.

Da una visione generale del quadro si osserva la diversità dei due personaggi, una zingara svestita che allatta un bambino e un soldato o un viandante che appoggiato ad un bastone si riposa. I due vengono da mondi diversi e separati ma in quel preciso istante, istante in cui un fulmine appare in cielo, i destini si incrociano per poi tornare a separarsi nell’istante successivo. Come due parabole con un solo punto in comune, così Giorgione ci racconta l’istante del punto di tangenza.

Tutto il quadro è separato in due parti da un fiume che scorre veloce, senza sosta e unilateralmente e che rappresenta l’andamento del tempo. In primo piano invece è presente un rivolo d’acqua ferma, un ramo del fiume che separa i due personaggi, e se il fiume rappresenta lo scorrere del tempo, l’acqua ferma è il presente, l’istante di tempo.

Sullo sfondo, degli edifici antichi limitano la visuale del paesaggio potenzialmente infinito. Giorgione dipinge lì quegli edifici per celare il punto di fuga. Così l’osservatore non potendolo percepire immagina tutto quello che c’è dopo e lo trasforma in un potenziale infinito spaziale, come infinito è lo scorrere del tempo. Gli edifici in secondo piano rappresentano il passato, i personaggi in primo piano il presente e lo sguardo della zingara rivolto verso l’osservatore il futuro.

Nelle “Tombe Medicee” di Michelangelo la concezione del tempo è diversa. Egli non rappresenta infatti l’istante di tempo ma la sua infinita continuità. Le quattro statue concorrono perfettamente e vanno lette in una successione infinita. I quattro momenti della giornata alba, giorno, crepuscolo e notte si susseguono a vicenda e al morire di uno  nasce il seguente. E alla conclusione del primo ciclo prosegue un nuovo ciclo nello stesso ordine ma non nello stesso piano: come una spirale che si avvolge sempre su se stessa diventando tridimensionale all’infinito. Anche la collocazione delle  quattro statue è tale che leggendole in sequenza si viene a formare il simbolo dell’infinito, proprio a voler rimarcare questa concezione di infinita continuità. La torsione dei corpi e la loro instabilità indica la dinamicità del tempo, di quel suo scorrere incessante. Il tempo nelle “Tombe Medicee” rappresenta il tempo vitale e spirituale, la continuità dell’anima e la sua esistenza eterna. Analizzando le singole statue si osserva che il “giorno” ha il volto incompleto a voler indicare l’incertezza della vita, di quello che ci sarà da affrontare durante il giorno. Nella “notte” invece viene scolpita una civetta: per Michelangelo infatti la notte risolve i problemi e la civetta che riesce a vedere con il buio indica quindi chiarezza.

Per Michelangelo la scultura è già presente nella roccia come una forma in una vasca d’acqua che però si palesa togliendo l’acqua, ed è il compito dello scultore rimuovere la pietra in eccesso per dar vita alla scultura. Le opere di Michelangelo prima di “prendere vita” sono soggette a numerosi studi, l’autore con l’intelletto risolve problemi di natura filosofica e l’ideazione viene preceduta da numerosi disegni. La realtà di Michelangelo è una realtà studiata e acquista valore proprio perché è l’intelletto a crearla. Per Giorgione è diverso, il colore anticipa il disegno, è il colore stesso con le sue sfumature a diventare disegno. Giorgione lavora interiormente sul progetto dell’opera, non ha bisogno di un disegno preparatorio infatti la pittura è un’esperienza vissuta con la rappresentazione del vero. L’ispirazione è un flusso vitale continuo e prende spunto dall’esperienza del  passato, dalla cultura del passato. I temi che affronta sono carichi di significati biblici, storici e letterari con un chiaro influsso della filosofia platonica.

Ogni artista vive in un’epoca e da questa viene influenzato, qualunque sia la tecnica con cui si volge all’arte, l’opera che sarà realizzata rappresenterà tutto un percorso di studio interiore che deriva da  una crescita dell’uomo- artista  e che si colloca in un tempo che in essa assume un ruolo fondamentale.

 

 

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