Michelangelo e Giorgione, due pittori, due artisti, due pionieri dell'arte diametralmente opposti ma che in questi due quadri scelgono di assegnare un'importanza fondamentale, quasi strategica, ad un elemento che può senza dubbio dirsi la vera “Chiave” per arrivare al pensiero dei due: il tempo. Nella "Tempesta", si può rivedere in un certo senso un forte legame con i racconti biblici (è stato infatti ipotizzato tra le altre cose, che la donna che allatta il bambino potrebbe essere la rappresentazione del ritrovamento di Mosè) ma non è questo che rende l'opera speciale. Analizzando nei minimi particolari il quadro ci rendiamo conto che la tela stessa è impregnata dal tempo che non le da possibilità di sfuggirgli. Ogni cosa, ogni singolo filo racchiude in se la consapevolezza di questo fluire infinito di circostanze ed episodi. Nello sfondo possiamo vedere i resti di un paese, un ponte e più avanti nella scena, delle colonne ormai logore, che non hanno saputo resistere al mutare, al divenire. Volendo possiamo, come per i contorni sfuocati dei personaggi che si perdono e si amalgamano gradualmente e armoniosamente con il tutto, ritrovare in Giorgione delle assonanze con la concezione del passato leonardesca, data dall'evoluzione non tanto delle cose quanto della natura dell'uomo in sé. Il fiume poi chiaramente rappresenta il fluire delle vita, lo scorrere inesorabile  degli attimi e delle cose. Ma a rendere straordinario il dipinto è il fulmine che quasi rompe la scena, interrompe un equilibrio di forme, di spiritualità e di tempo appunto. Il fulmine sta a preannunciare la tempesta ed è proprio qui che c'è la rottura con il passato, è qui che vengono tagliati i ponti con esso. Il quadro assume quasi la forma di una fotografia che immortala un tempo ed un momento precisi, che non si ripeteranno mai uguali a sé stessi. Analizzando i personaggi ci si rende subito conto che pur essendo accostati sono completamenti estranei l'uno all'altro, sono immersi nelle loro cose tanto che può sembrare che siano stati trasportati in questo scorcio di terreno da zone diverse e che ci mettano un po' a capire che le loro realtà non saranno più le stesse, ma saranno destinate ad incrociarsi quando si accorgeranno dei cambiamenti e volgeranno lo sguardo l'uno sull'altra. La donna che allatta il bambino ha diversi significati intrinseci: uno è il legame tra l'uomo e la natura e a dimostrarcelo è proprio il fatto che la figura umana si spoglia di qualsiasi concezione di pudore e per una volta, la prima dai tempi di Adamo ed  Eva ritorna al suo significato primordiale di purezza e innocenza che si concretizza anche con la nascita del bambino, il puro per eccellenza. La donna allatta il suo bambino, dà la fonte di sostentamento alla nuova vita da lei generata. Nello sguardo della donna possiamo cogliere il senso di vittoria sulla morte ma allo stesso tempo, guardandone la direzione ci rendiamo conto di quali sono realmente le sue aspettative e la sua volontà: sembra quasi voler uscire dal piano di tela e proiettarsi attraverso il futuro tenendo ben protetta la sua creatura, sembra che si aggrappi ad un barlume di speranza che possa assicurare al figlio tutto quello di cui abbisogna una volta che lei non ci sarà più. Diversa ma allo stesso tempo simile è la concezione che Michelangelo rilascia nella costruzione delle "Tombe Medicee". Ad una prima analisi si potrebbe pensare che ad avere un posto di fondamentale importanza, ad avere "IL" posto, sia la luce. In realtà la luce è si importante, ma allo stesso tempo subordinata al tempo: sebbene dal momento che penetri dalle finestre in alto cambi da reale a intellettuale, è proprio il tempo che ne determina il passaggio. Infatti prima che essa penetrasse all'interno era luce viva, terrena; una volta filtrata diventa luce di intelletto, luce che illumina nel vero senso della parola, luce eterna. E proprio qui sta la bravura dell'artista, perché cos'è l'eternità se non l'assenza stessa di tempo? Tale differenza risulta chiara anche dai quattro sarcofagi che rappresentano l'aurora e il crepuscolo ed il giorno e la notte: essi rappresentano insieme il ciclo della giornata che può anche essere inteso come il ciclo eterno della vita. Possiamo riallacciarci anche al concetto di non-finito: il volto del giorno rappresenta la raffigurazione della libertà umana, dove nulla è premeditato ma l'uomo è artefice del proprio destino. Comunque va detto che il tempo sarebbe impercettibile senza la presenza umana: le statue di Giuliano e Lorenzo de' Medici rappresentano proprio il legame che il tempo ha con l'uomo, legame che si rompe con la morte quando l'anima si purifica e diventa eterna, senza tempo. L'anima domina sui cicli temporali, cicli che invece scandiscono le regole nell'esistenza terrena. L'anima ha il compito della contemplazione di Dio (le statue che contemplano la Madonna e il Bambino). Possiamo senza dubbio affermare che il tempo rappresenta il limite metafisico tra eternità e fugacità della vita. 

 

Chiudi finestra