La scultura è intesa da Michelangelo come la più nobile tra le arti perché è in grado di esprime a pieno il tormento interiore che lo segnò per tutta la vita.  L’immagine però è solo  il risultato, non lo scopo,  l’arte è esperienza spirituale, forza morale che si tempra soffrendo.  Il più grande contrasto del Rinascimento è stato quello di aver dato al dato reale non meno importanza che al dato ideale. Michelangelo pone la vita come base della spiritualità e tanto più a fondo si fa l’esperienza (l’esperienza della vita si identifica con quella artistica) tanto più alto sarà il concetto, l’elemento trascendente. Le tombe medicee sono la sintesi di un problema che aveva attraversato tutto il Cinquecento e quando Leone X gli affida la facciata di San Lorenzo, risponde con entusiasmo che sarà “di architettura e di scultura lo specchio di tutta l’Italia”. 

Le pareti bianche nella Sagrestia sono barriere intellettuali che segnano il trapasso dalla vita alla morte, la luce fisica vorrebbe entrare nella dimensione dell’eterno; le nervature sulle pareti scure, il telaio perfettamente geometrico la filtrano, non la respingono,  non  vi è rottura o dissonanza, ma  pieno equilibrio. Non è dimenticando la vita che si giunge alla liberazione, ma trasponendo l’esperienza dal piano reale a quello intellettuale. Tutto all’interno della Sagrestia è rimembranza della vita terrena, proiettata verso l’eterno. Le statue di Giuliano e Lorenzo de’ Medici si rivolgono verso la Vergine e il Bambino, coesistono in una  dimensione spazio-temporale, è il tempo non  più soggettivo e relativo, ma assoluto. Lo stesso si può dire delle quattro statue: il Giorno e la notte sono l’opposizione tra vita  e morte, il Crepuscolo e l’Aurora indicano rispettivamente l’abbandono a una fine certa e la speranza di una rinascita. Finito e non finito sono il risultato di un processo in cui l’artista trascende il sensibile a intellegibile.

Le tombe medicee non sono un inno alla morte, intesa come mezzo che conduce alla conoscenza sublime, sono la liberazione dalla materia del divino che è in noi, dell’intelletto dalla realtà, dello spirito dalla natura. Questo è il significato di tempo nell’opera monumentale. Tempo assoluto che ogni cosa assorbe, in cui tutto converge, da cui tutto rinasce, per poi morire ancora. Dimensione dell’eternità che non deve essere vista come annullamento dell’uomo. L’uomo di Michelangelo diventa divino perché è libero da sé stesso.

Giorgione si era formato in un ambiente ben diverso: a Venezia, la più grande forza commerciale italiana, non si respirava il fervore repubblicano di Firenze né il clima di rigida autorità che c’era a Roma. Le sentenze di Marsilio Ficino, che predicava i Dialoghi platonici dall’alto del pulpito, erano echi lontani che non le appartenevano. La sua politica mirava al mare, alla lotta coi Turchi, allo spirito d’indipendenza, al bisogno di creare uno Stato unitario, forte e libero.

La vita per Michelangelo pone subito le problematiche relative all’essere, alle sue origini e finalità, la storia è il succedersi delle passioni umane, la spiritualità è un atto eroico. A Venezia la vita è l’esperienza che si fa vivendo, e Giorgione cerca di comprenderla per mezzo della cultura, della poesia, della musica senza le quali non può esservi l’ispirazione. In un ambiente naturale pone tre filosofi che rappresentano tre epoche della storia dell’umanità, ciò che viene indagato non è la natura in sé ma l’esperienza dell’uomo all’interno di essa.  Prescinde dal disegno e dipinge direttamente sulla tela, non lavora solo sul fenomeno né solo sulla storia, né solo sui personaggi. Apre la strada a quella che sarà l’opera caravaggesca: una pittura che vuole descrivere il senso reale delle cose, perché nella realtà si trovano insieme storia e cultura, poesia e verità, natura e humanitas. L’istante è un frammento di vita in cui sono presenti tutti questi elementi. Nella Tempesta non c’è dialogo tra il pastore e la donna, né alcun legame visivo, il loro rapporto è fondato su una co-esperienza o co-esistenza. L’attimo che viene rappresentato rende l’immagine nella sua totalità in modo istantaneo.

 

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