La pittura di Cézanne conclude la parabola dell’Impressionismo e forma il ceppo da cui nascono le grandi correnti della prima metà del Novecento. Cézanne ha rinunciato ad avere una vita per fare la sua opera o, piuttosto ha fatto dell’opera la sua vita. Non aspirava certo a creare opere monumentali, capolavori, lo compensava della fatica quotidiana la scoperta di piccole verità, che dimostravano la giustezza della sua ricerca. Nulla nella sua pittura è invenzione, ma bensì tutto viene inquadrato in un cammino costante verso la ricerca. Un punto fondamentale nella ricerca di Cézanne è l’intenzione di trovare in qualche modo una lettura geometrica della realtà che conferisca chiarezza e leggibilità all’immagine. Infatti in una lettera inviata ad un giovane pittore, Cézanne suggerisce di guardare la natura attraverso “la sfera, il cilindro, il cono”, elementi che fanno parte della geometria, in grado di facilitare una semplificazione delle forme che conservi nello stesso tempo profondità e solidità alla rappresentazione. Paul Cézanne inoltre non dice che si devono ridurre le sembianze naturali a forme geometriche; non si riferisce ad un risultato ma ad un processo. Le forme geometriche, sono mezzi mentali con i quali si fa l’esperienza del reale: avvicinando nel quadro un’arancia ad una sfera e una pera ad un cono, non vuol significare che l’arancia sia sferica e la pera conica, ma che l’artista è riuscito ad instaurare un rapporto tra gli oggetti e la realtà totale, facendo in modo che tutti questi elementi, diventino forme espressive della totalità dello spazio. Cézanne è un distruttore del punto di vista unico, poiché nella sua opera esiste una visione prospettica, in cui l’osservazione avviene da angoli visivi diversi, con spostamenti del punto di vista a volte quasi impercettibili ma che annientano il principio fondamentale della prospettiva: l’unicità del punto di vista che aveva tanto condizionato dal Rinascimento in poi il modo di fare e guardare l’arte e l’architettura. Cézanne pone delle premesse importanti che si ritrovano all’inizio del ’900, in un importante campo dell’architettura basato sulla ricerca della verità strutturale della forma architettonica attraverso un approccio matematico ed analitico alla realtà, il razionalismo. Cèzanne propone per la prima volta una realtà analizzata intellettualmente seguendo un percorso non naturalistico, che verrà apprezzato dai pittori cubisti che si trovano davanti ad una realtà non copiata ma costruita ed espressa attraverso la ricerca dei suoi aspetti essenziali, pensata con la mente in tutte le sue varianti possibili, che l’occhio non può percepire contemporaneamente. Il trattamento del colore in Cézanne mostra come si allontani dal modo di dipingere degli Impressionisti, che utilizzavano i sette colori dell’arcobaleno, per rappresentare forme dai contorni indefiniti e ricche di luci. Egli infatti utilizza molti più colori che non mischia direttamente sulla tavolozza per creare giochi di trasparenza e profondità ma lo fa direttamente su tela, dandoci impressioni non solo visive, ma anche tattili e volumetriche. Cézanne ha capito che dall’Impressionismo poteva e doveva nascere un nuovo classicismo, non più fondato sull’imitazione dei maestri, ma volto a determinare una concreta immagine del mondo; e questa immagine non doveva più essere cercata nella realtà esterna, ma nella coscienza. La pittura non è letteratura figurata e non è capace di rendere al vivo la sensazione visiva; è invece un modo insostituibile d’indagine delle strutture profonde dell’essere, una sorta di filosofia.

 

Chiudi finestra