Cézenne fu un artista il cui pensiero raggiunse la massima espressione della profondità. L’ artista è complesso da molti punti di vista e con il trascorre degli anni si isolò sempre più dai suoi affetti personali rifugiandosi da solo ad Auvers. Se qualche volta gli veniva in mente il successo che gli era stato negato, non faceva il minimo sforzo per ottenerlo, lui non voleva creare opere fastose, monumentali, ma lo rendeva felice la scoperta di piccole verità che l’ alleviavano dalla notevole fatica quotidiana e lo indirizzavano verso una giusta ricerca. L’ arte di Cézanne si traduce in filosofia che non si realizza tramite sillogismi, ma che si fa insieme all’ esperienza che la coscienza fa della realtà. Si tratta di una filosofia volta a mediare l’ esperienza (sensazione) nel suo compiersi o più precisamente nel suo compiersi nella luce della coscienza. Per l’ artista le forme geometriche del cono, della sfera e del cilindro servono a trattare la natura, ma ciò si realizza non attraverso una logica naturalistica ma attraverso il senso razionalistico. Le forme geometriche però non sono i strumenti attraverso i quali si realizza l’ esperienza del reale. Dal momento in cui le forme geometriche non sono lo spazio ma i strumenti che determinano la sua costruzione, esse non sono idee innate ma forme storiche, ed è per questo motivo che la coscienza si avvicina e si lega all’ esperienza del reale che si vive. Cézanne parte dalle ceneri di un epoca passata (arte classica) ricercando l’ essenza delle forme. La montagna di Saint-Victoire è la massima espressione della forma dell’ idea. C’è la comprensione degli elementi primi, ossia delle forme che esprimono la storia. Le forme stesse per l’ artista hanno un duplice significato: hanno una valenza in se in quanto forma (rapporto uomo-natura) e sono anche azione in quanto ti raccontano i valori che hanno in se offrendoli all’ uomo. Paul riesce ad eliminare quanto di eticamente ingiustificato, superficiale ed arriva ad un nuovo equilibrio, un’ entità addirittura tra io e il mondo, tra il farsi della coscienza e il farsi della realtà, tra la realtà interiore e la realtà esteriore. Nella stesura delle sue opere Cézanne non toglie mai nulla ma continuamente aggiunge nuove cose, nuove piccole scoperte, egli in questo modo raggiunse il limite della coscienza della realtà. Per le opere che l’ artista produce non si può mai pensare ad una realtà se non concepita dalla coscienza, ne si può pensare alla coscienza se non riempita dalla realtà. Nell’ artista non vi sarà mai l’abbandono del motivo o dell’ oggetto che non è niente altro che la sensazione visiva in quanto quest’ ultima si conserva nella pittura e si manifesta in tutta la sua complessità strutturale, precisandosi e organizzandosi. Riprendendo la montagna di Saint-Victoire vista da Louvers si può osservare come la luce acquisti un’ incredibile intensità di movimento, acquisti grande dinamismo e precisamente dinamismo della coscienza, che nell’ attesa di recepire la realtà e di identificarsi con essa ne fa spazio. La realtà non viene rappresentata com’è ne come si presenta sotto le spinte dei sentimenti ma viene rappresentata nella coscienza o nell’ identità che l’ artista determina tra l’ io e il mondo, tra l’infinita varietà delle sembianze e l’ unità formale dello spazio-coscienza. L’ immagine del mondo che Cézanne vuole dare non deve essere cercata nella realtà esterna ma nella realtà della coscienza.

Chiudi finestra