Cèzanne trascorre la sua esistenza completamente in funzione dell’arte, rinunciando all’apparenza della vita comune, preferendo la solitudine, privo di maestri e di soddisfazioni personali.

Con Cèzanne nasce una nuova epoca, si chiude quella passata e ci si avvia ad un nuovo classicismo.

Diventa necessario separarsi dal passato: l’impressionismo, dal quale Cèzanne si distacca, benché vi avesse aderito, diviene il punto di partenza.

La base del nuovo classicismo è una realtà correlata alla coscienza, sprovvista di sovrastrutture, ricerca assoluta della verità celata nelle cose.

Ricordiamo il Partenone: purezza, leggerezza, semplicità diventano sinonimi di perfezione e autenticità.

I concetti sono diretti, l’intermediazione svanisce perché è la mente che si concretizza nell’opera.

Ricordiamo Le Corbusier: è la funzione che detta la forma; non servono ridondanze, l’elemento concettuale portante è la struttura.

Un aeroplano: una struttura semplice, necessaria per l’ascesa.

Il Partenone: un tempio semplice, indispensabile per la contemplazione divina.

Cèzanne, “La casa dell’impiccato ad Auvers”: una struttura volumica basilare, necessaria per l’analisi dello spazio.

Un concetto si aggiunge a questi, quello di coscienza: è impossibile percepire la costruzione della realtà senza un processo evolutivo interiore; il mondo che conosciamo è quello che la nostra coscienza plasma.

Lo scopo principale nell’analisi è conservare la sensazione visiva autentica, reale per trovare un punto d'incontro tra il mondo interiore e quello esteriore.

Gli impressionisti hanno cessato la ricerca artistica con il conseguimento di una visione personale,

hanno reso proprio il mondo, ma, ora, occorre trovare un accordo tra l’oggettività e la soggettività.

La coscienza, attraverso la sensazione visiva, capta istanti fugaci ed elabora una nuova realtà nella mente, strettamente somigliante a quella percepita: il pensiero si identifica con l’universo, l’universo è assimilato dal pensiero.

Ma il tempo fugge e la rappresentazione di una coscienza totalizzante rimane la pittura, teoria dedotta da un' attenta analisi critica ed essenziale.

Osserviamo “La casa dell’impiccato”: la scena rappresentata narra la storia di un paesaggio comune, ma l’originalità sta nel modo in cui lo fa.

Si tratta di un “gioco sapiente, chiarezza e magnificenza di volumi sotto la luce”.

È evidente la plasticità geometrica, visibile ovunque, dalla casa al cielo e ciò implica la presenza di una struttura interna delle cose che ci permette di percepirle nelle diverse manifestazioni, attraverso la sua scomposizione e integrazione.

Conseguenza essenziale è l’uso appropriato del colore che sembra quasi incrostarsi sulla casa, dare il senso della profondità del viottolo ed esprimere la pienezza dei soggetti.

E’ insensato parlare di prospettiva, la profondità è una caratteristica intrinseca delle cose; l’occhio non può percepire le varianti possibili della realtà contemporaneamente, non esiste un punto di vista.

La realtà è completa e totalizzante, è identità della coscienza umana.

Impressione e pensiero coincidono: impossibile scindere i due elementi.

Il concetto di “mondo totalizzante” verrà ripreso più avanti da Cèzanne, mentre ora affronta in particolar modo quello di geometria applicata alla realtà, con lo scopo di studiarla e comprenderla.

Il cono, la sfera, il cilindro sono immagini immortali attraverso le quali l’uomo osserva ed analizza il mondo; non che questo sia un insieme di forme e volumi, ma è la coscienza umana che riesce ad unificare due concetti separati ed a rappresentare l’evoluzione dinamica ed istantanea degli eventi.

Tale pensiero sarà ripreso dal cubismo, percorrendo, parallelamente, il discorso di una quarta dimensione che, nel frattempo, assume importanza nel campo della fisica, sconvolgendola, come tutte le innovazioni che irrompono nei nostri canoni.

Rafforzamento e dimostrazione del pensiero di Cèzanne è ancora un quadro, “Giocatori di Carte”.

                                                                                                                                           

Prima della descrizione del quadro, occorre, tuttavia, traslare il concetto di pittura totalizzante a quello di universo armonioso.

La coscienza è l’elemento fondamentale che ci permette di percepire la distinzione delle cose reali e di capire il rapporto che intercorre tra queste e lo spazio che le circonda, considerato ancora come identità della coscienza.

Tutto è raccordato come in un’intonata melodia che non ostacola l’armonico ascolto…

Così accade nella pittura, specchio di questa realtà: le macchie cromatiche discostanti non comportano una visione distorta o dissonante dell’opera.

Per capire meglio, analizziamo la scena del quadro.

È un episodio comune, in cui è la coscienza a dettare le forme, proprio come nei capolavori di Le Corbusier è stata la funzione a creare la struttura.

Il giocatore sulla sinistra è fermo, una figura statica, poiché il suo è uno stato di attesa, riportato in volumi cilindrici: la giacca, lo schienale della sedia, il cappello.

L’immobilità dell’istante analizzato è sottolineata dallo spigolo della tovaglia che cade perpendicolarmente: non c’è un sospiro, si trattiene il respiro.

Il giocatore sulla destra rappresenta l’opposto del primo: le forme e le linee sono più morbide, i colori più rilassanti, espressioni di una decisione già presa che, nel migliore dei casi, segnerà una schiacciante vittoria. L’istante è dinamico.

Si tratta, dunque, di due situazioni contrapposte, avvolte da un’unica atmosfera, nella quale è impossibile riconoscere la presenza di un colore sovrastante gli altri, ma tutto questo non turba la nostra vista, poiché è una scena che siamo abituati a percepire tutti i giorni e la nostra coscienza, l’ ha già assimilata.

Cèzanne affronta il problema più grande nella rappresentazione della “Montagna di Sainte Victoire”, dipingendola più volte e in modo sempre diverso.

Assurdo pensare di cogliere in un dipinto un tempo immobile: l’evoluzione è incessante.

Questo pensiero sconvolge, i canoni sono stati abbattuti, l’evento di cui si parla è gia passato, il mondo è un complesso globale e non attende il giudizio statico.

Non è possibile impiantare un solo punto di vista, poiché c’è sempre qualcosa che sfugge all’osservazione: nel momento in cui si riesce ad esprimere la determinazione di un punto qualunque, qualcos’altro si muove e diventa parte di un mondo in fuga.

Il concetto richiama quello del principio di indeterminazione di Heisemberg, secondo il quale non si possono conoscere contemporaneamente la posizione e la velocità di un elettrone nel suo moto.

C’è un nuovo modo di approcciarsi alla realtà, contrario a quello di Van Gogh: nel suo caso l’uomo è totalmente divergente dal mondo e, non trovando un accordo con esso, non può che rifiutarlo e rinunciare alla vita.

Cèzanne attua, invece, un metodo di analisi per stare al passo con l’indeterminazione che domina nell’evoluzione dei tempi, arrivando all’accettazione di una realtà che si trova a ricominciare dal concetto di “probabilità”.

 

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