Negli ambienti artistici del Rinascimento italiano si diffuse il pensiero neoplatonico, secondo il quale Cristo è una rivelazione che racchiude gli ideali di verità e purezza.  I seguaci nel neoplatonismo trovano nel Cristianesimo quella stessa verità  ricercata dai greci nel mondo delle idee. Si svela una verità pura che non può essere contaminata dalla realtà.

Tre grandi artisti calcano il fenomeno religioso della cristianità,  interpretandolo in modi differenti. Sia nell'Adorazione dei Magi che nel Tondo Doni è evidente il contrasto tra paganesimo e cristianesimo, il mondo prima e dopo la venuta di Cristo. Per Leonardo l'atmosfera in cui avviene il fatto è fondamentale perchè avvolge le figure, ma ancor più importante è il fenomeno stesso che sconvolge, appasiona, suscita emozioni sugli astanti.

Il movente che scatena i moti dell'animo. L'episodio non viene raccontato in chiave storica, bensì simbolica: la forma racchiude il significato, il messaggio che l'artista vuole trasmettere. I contorni delle figure sono accentuati, confusi nell'atmosfera perchè questa ha un colore, una densità, un movimento. Michelangelo, al contrario, definisce nettamente gli spigoli e i colori: dipingendo, tenta di avvicinarsi il più possibile alla scultura, perciò le figure sono plastiche, la realtà e l'atmosfera vengono escluse. Leonardo vuole raccontare un fenomeno, Michelangelo un concetto. Il concetto è quella verità che raggiunge la mente senza arrivare ai sensi, quindi i personaggi della Sacra Famiglia sono insensibili alla luce e all'aria, gli viene conferita una religiosità rispettabile; non sono umani, ma quasi divini.

Nell'Adorazione dei Magi, invece le figure sono terrene: pensiamo all'esile corpo della Vergine, a quello inerte di Cristo, ai Magi che si confondono con gli astanti.

In entrambe le opere è fondamentale la dinamicità: Leonardo utilizza forze contrapposte che indicano il movimento incompiuto, infatti nella realtà ogni cosa è un continuo divenire; la torsione dei corpi nel Tondo Doni, invece, è fondamentale perchè il concetto di Michelangelo non può essere raccontato staticamente, altrimenti si avrebbe solo la rappresentazione dell'evento. Ricordiamo che nella Cappella Sistina ogni episodio biblico viene descritto mostrando due figure identiche per ciascun protagonista, come se fosse una pellicola che scorre. Nella Cacciata dal Paradiso terrestre, ad esempio, Adamo ed Eva sono ritratti sia nel momento in cui accettano il frutto proibito, sia quando vengono puniti dall'Angelo.

Nelle opere di questi due artisti si riscontrano le differenze che li contraddistinguevano da vivi: Michelangelo amava i classici, profetizzava un ritorno all'antico seppur utilizzando una tecnica nuova; Leonardo non consigliava una rinascita del classicismo, ricercava la verità del mondo nell'arte e nella scienza, volta a comprendere gli stati d'animo, i moventi che scatenano i moti.

Nel Compianto sul Cristo morto è ancora il fenomeno, la morte di Cristo, a scatenare i moti dell'animo e, come nell'Adorazione, la natura non resta inerte ma reagisce all'evento, partecipando al dolore universale. Le figure sono statiche rispetto a quelle di Michelangelo e Leonardo, ma questa staticità nasconde i significati dell' autore.

Le mani di san Giovanni indicano il cielo e la terra, per rappresentare il dolore nella sua totalità, l'albero spoglio e il cielo oscuro simboleggiano la natura partecipante  alla tragedia. Giotto, tuttavia, lascia intravedere una speranza di salvezza: la luce proviene dai corpi anche se questi si trovano nell'oscurità, preannunciando la Resurrezione.

Laura Lapalorcia II A LST

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