Le tombe di Lorenzo e Giuliano dè Medici furono commissionate a Michelangelo da Leone X, con il compito di costruire la Sagrestia Nova della Chiesa di San Lorenzo a Firenze.

Egli, al contrario di Brunelleschi per il quale quelle pareti bianche e la semplicità della Sagrestia erano solo tali, pensò ad un luogo sacro, in cui ogni cosa avrebbe avuto un significato preciso e filosofico, in cui tutto era disposto armoniosamente.

L’interno della Sagrestia Nuova è vuoto: le tombe sono parte integrante delle mura e la stanza è libera. Su di essa si affacciano delle finestre cieche e le porte d’ingresso.

Michelangelo, va al di là del mondo fisico e desidera che entrando nella Sagrestia ognuno compia quasi un percorso introspettivo,alla ricerca della propria anima, dell’intelletto, del rapporto con il divino. Infatti, le uniche presenze umane all’interno di questo spazio sono le figure dei Medici che, comunque, sono parte integrante dell’opera stessa in quanto si rivolgono alla Vergine con il bambino, manifestando come la loro vita fosse guidata dalla spiritualità, dalla religiosità.

Il concetto di tempo è duplice: dalla parte esterna delle pareti ritroviamo il tempo reale, quello quotidiano, che ognuno di noi vive con i suoi peccati e la propria coscienza. L’interno, invece, è caratterizzato dalla purezza dell’anima, dalla spiritualità e dall’intelletto che si sprigionano, si liberano dal mondo “estraneo” e si entra in una realtà metafisica che va oltre la stessa vita terrena.

Questo è illuminato da una luce fioca proveniente dall’alto: la realtà vorrebbe irrompere nella Sagrestia ma il telaio plastico dell’architettura scura, invece di respingerla, si limita a filtrarla e a renderla incorrotta, perché non ha ancora toccato la terra, il mondo estraneo e reale.

Le pareti allora diventano trasparenti, illuminate da una luce divina e, su questa sottile membrana, si affrontano le due forze: la spiritualità interna deve riuscire a sopportare la realtà naturale che spinge sulle finestre perché, se i due mondi venissero a contatto, l’equilibrio sarebbe violato e ciò causerebbe il prevalere della realtà sull’anima, sull’intelletto.

Il tempo è definito, oltre che dalla luce, anche dalle statue presenti sui sarcofagi: il Giorno; la Notte; il Crepuscolo e l’Aurora. Questa contrapposizione di fenomeni, che lo scultore rappresenta con natura umana, può assumere significati differenti.

Innanzi tutto si tratta di esprimere la continuità di un ciclo, quello vitale che prosegue dopo la morte nel mondo ultraterreno.

Il ciclo vitale, infatti, si compie nel tempo e, solo con la morte, ognuno cessa di creare la storia perché finisce di compiere azioni e di fare esperienze. D’altronde ciò che Michelangelo pensava era che ognuno riversa in quello che fa le proprie esperienze e, solo con il compimento della vita si finisce di farne delle nuove.

Particolare attenzione bisogna rivolgere alla statua del Giorno dove la concezione del tempo reale e divino, dell’intelletto, traspare nel non-finito della scultura.

Michelangelo decide di lasciare il volto del Giorno abbozzato mentre leviga il suo corpo. Quando la luce colpisce il volto della statua è costretta a soffermarsi, ad indugiare e non può continuare il suo viaggio all’interno della Sagrestia. Questo rimanda al mondo terreno in cui il giorno porta novità e situazioni che dipendono dalle azioni dell’uomo, in cui non si conosce ciò che accadrà, in cui l’uomo pecca e fa le sue esperienze.

Sul resto del corpo, invece, la luce non si sofferma, sfugge scivolando sulla superficie, sbatte e si riflette. Può continuare il suo viaggio nella Sagrestia e perpetuare nel mondo divino interiore.

Nella statua del Giorno, dal volto, si capisce che l’intelletto e l’anima non riescono ancora ad abbandonare del tutto il corpo in cui sono imprigionati, anche se questo sta per accadere.

La contrapposizione del Crepuscolo e dell’Aurora, invece, indica il termine del ciclo della vita e l’inizio di quello della realtà ultraterrena: mentre il tramonto indica la morte, l’alba si risveglia per iniziare una nuova vita fatta di spiritualità e priva di materialità.

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