Iniziamo col dire che Leonardo, per rappresentare i pensieri dei personaggi delle sue opere, li raffigurava in posizioni e pose precisi, poiché egli non rappresentava più la realtà oggettiva delle cose quando dipingeva (natura naturalis), bensì dipingeva ambienti e personaggi che rappresentavano un fenomeno ma che avevano significati intrinseci e provocavano dei sentimenti in colui che guardava il quadro (natura naturans); ciò rappresentava il furor, cioè con la trasmissione dei sentimenti chi guardava l’opera arrivava alla vicinanza con Dio.

Leonardo dipingeva quadri che rappresentavano la spiritualità, ma che essendo ricchi di significati, potevano essere interpretati in modi diversi, ciò perché con la crisi della chiesa che andava delineandosi in quel tempo, gli artisti non rappresentavano più in modo esplicito l’equilibrio del mondo della chiesa insieme ai dogmi, bensì creavano opere che portavano alla una ricerca di Dio e della religiosità nell’animo; questo perché mettendo in dubbio la perfezione della chiesa e non vedendo la presenza di Dio, gli artisti ricercavano la spiritualità nell’animo.

Passiamo ora ad analizzare le due opere: nell’Adorazione Dei Magi il perno centrale della raffigurazione è Maria con in braccio Cristo, che è motore immobile, poiché anche se non è in movimento è proprio questa figura che innesca i moti dell’animo dei presenti.

Leonardo in questo quadro abbandona anche la tradizione di quel tempo di rappresentare Maria e Cristo sotto una struttura (come una capanna o una grotta) e non raffigura i Magi ed i presenti in corteo ma in cerchio; è come se non si aspettassero l’arrivo di Cristo, non vedendo subito con gioia l’evento(la nascita del messia); i loro animi sono turbati e molti dei presenti riflettono sull’accaduto.

Maria e Cristo al centro della scena sono a distanza dai Magi e dai presenti ma allo stesso tempo lo sguardo di tutti i presenti è posto sulle 2 figure; è come se da Maria e Gesù si sprigionassero due forze: una centrifuga che spinge i presenti lontano e una centripeta che li attrae verso la causa dei loro turbamenti spirituali.

Inoltre dal motore immobile è come se partisse una spirale ascensionale,che passando per i corpi dei presenti, arriva in cielo, a ribadire la spiritualità dell’opera.

I corpi delle persone sono in tensione per rafforzare la forza di questo turbine ascensionale che indica la grandezza dell’evento accaduto. 

Sullo sfondo sono rappresentate delle battaglie a significare un cambiamento epocale: il furor, o la vicinanza con gli Dei, non era più data dai successi in battaglia (che rappresentano gli ideali pagani) bensì l’animo umano arrivava in contatto con il nuovo Dio quando provava dei sentimenti che gli venivano provocati dopo una ricerca profonda nell’animo.

Passiamo ora ad analizzare il Cenacolo: Leonardo raffigura in questa opera l’ultimo incontro fra Cristo e i suoi discepoli.

Cristo è al centro della raffigurazione e funge da motore immobile, la sua dichiarazione è il movente che scatena i turbamenti dell’animo dei suoi discepoli.

In questo affresco, diversamente dall’altra opera, il tema religioso è più esplicito, ad esempio si vede chiaramente che Cristo rappresenta la Trinità perchè il suo corpo assume forma triangolare.

La dichiarazione di Cristo scatena nei presenti delle reazioni; i discepoli sono sconvolti e si consultano l’uno con l’altro per avere conferma di ciò che avevano sentito.

La particolarità delle opere di Leonardo, sta nel fatto che egli rappresentava i sentimenti che provavano tutti i personaggi; proprio per questo ogni sua opera non si può considerare terminata finché egli non accorda, dopo molti ritocchi ,tutti gli elementi per raggiungere l’ equilibrio desiderato.

In questo affresco i moti scatenati dal motore immobile sembrano propagarsi in senso orizzontale come il vento scuote le spighe di un campo di grano.

Nel cenacolo Leonardo raccoglie i discepoli in quattro gruppi da tre non per avere una scorciatoia compositiva, ma per spezzare la gerarchia che si sarebbe formata allontanandosi da Cristo (era tradizione che più ci si allontanava dal capotavola meno importanti erano commensali), sia per creare gruppi di persone che avevano sentimenti simili e complementari, analizzandone le sfumature più profonde.

Leonardo crea questi gruppi anche perché se avesse rappresentato i sentimenti dei singoli apostoli l’equazione risultante di tutti i sentimenti avrebbe avuto troppe soluzioni, rendendo difficile il raggiungimento dell’armonia generale della composizione ed il dialogo fra Cristo e gli apostoli ma anche fra gli apostoli stessi.

Per rispondere alla seconda domanda del tema, secondo me in questo affresco non viene rappresentato chi serve a tavola poiché deve essere dedotto da alcuni elementi: visto che l’affresco è dipinto in un refettorio di monaci si può dedurre che siano loro stessi a servire al tavolo dell’ultima cena. I monaci siedono al refettorio ogni giorno per i pasti assieme a Cristo e ai suoi discepoli e guardando la sacra rappresentazione partecipano ogni volta al dolore dell’ultimo pasto del figlio di Dio.

 

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