L’ossessione costante e il tormento persistente di trovare un ruolo nel mondo che lo facciano sentire vivo e utile sono stati la linfa della brama di vivere di Vincent Van Gogh.

Se a quel tempo lo scopo oggettivo della vita era il raggiungimento di un guadagno materiale,frutto di un lavoro assiduo, allora Vincent Van Gogh fu il primo dei falliti. Infatti la grandezza della sua arte non sta nell’assoluto apprezzamento del pubblico, quanto nell’assolutismo, nell’universalità dei suoi soggetti; già nel Borinage, nei suoi primi abbozzi col corboncino, l’artista non ritrae questo o quel particolare minatore ma il minatore ideale; ricreava una realtà senza ricoprirla di pregiudizi, ma facendola propria con la materia del pittore, della sua esistenza. Van Gogh vive le realtà che crea, acquisendo in essa l’esperienza dei soggetti, motivando la sua esistenza.

Sicuramente il soggiorno a Parigi contribuisce pesantemente alla formazione dell’artista: il contatto con gli impressionisti lo aiuta a valorizzare la sensazione visiva, ma soprattutto ad assumere un’identità pittorica propria, libera da canoni e consuetudini già consolidate e affermate. L’attitudine  impressionistica a cogliere l’integrità dell’opera attraverso la prima percezione visiva fu una scoperta che giovò a Van Gogh: la consapevolezza di non essere solo in un genere pittorico del tutto innovativo lo saturò di frenesia pittorica.

Ma la sensazione come nuova scienza della percezione non sintetizza totalmente il pensiero dell’artista, che intendeva la pittura come partecipazione alla vita, radice dell’Espressionismo.

A questo punto, per esprimere a pieno la sua  arte, necessitò di luoghi aperti, soleggiati, di colori caldi, della singolare e inspiegabile bellezza delle figure contadine, che divenissero un tutt’uno con il paesaggio per mezzo della fusione della loro vita con l’ambiente circostante.

E’ ad Arles, dunque, che raggiunge l’apice della sua opera, la quale essenzialmente è la rappresentazione di una realtà sempre più lontana dall’obiettività, un progressivo allontanamento dalla verità. Ma fu proprio questa mancanza di comunicazione tra il mondo del reale e quello della percezione che gli fa intuire il senso del suo essere al mondo, e che però lo porta inevitabilmente alla pazzia.

La pittura è la vita di Van Gogh, non solo metaforicamente, ma perché dipingendo lui lavora insieme ai minatori del Borinage o ai contadini di Arles, ed è per questo che il termine della sua vita fisica si intuisce nella corrispondente vita pittorica: “I corvi su un campo di grano” ne sono l’esempio.

 

 

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