Con Vincent Van Gogh inizia il dramma dell’artista che si sente escluso dalla società, che non apprezza il proprio lavoro e tende a sminuirlo, portando il pittore ad una condizione di rassegnazione che sfocia in pura follia. L’arte di Van Gogh verrà apprezzata solamente a posteriori, dopo la sua morte, e rappresenterà la pittura ottocentesca insieme alle opere di altri artisti come Monet, Degas, Sisley, Pissarro, Cèzanne, rifiutati dai Saloni ufficiali e dalle Accademie. Van Gogh apprezzerà l’opera di questi impressionisti, con i quali viene a contatto durante il soggiorno a Parigi, spinto dal fratello Theo. L’Ottocento fu un’epoca di profondi sconvolgimenti, sia di carattere politico, sociale e sia per quanto riguarda l’arte, e la ragione per cui si fa arte. Questo mutamento che coinvolge artisti, storici, viaggiatori è determinato dalla rottura del rapporto tra uomo e natura. Nel Rinascimento e nel Manierismo, l’artista cercava il punto d’incontro con natura, perfezione, storia; era arrivato a comprendere che la verità può essere raggiunta anche senza la rivelazione divina, per mezzo della ragione e della ricerca nell’universo. Nell’Ottocento si spezza il rapporto con l’arte classica: gli uomini vogliono vivere il mondo in prima persona, senza la mediazione dell’intelletto, ma con la sola mediazione dei sensi. È ciò che cercheranno di fare gli Impressionisti. Il problema che si ponevano era quello di affrontare la realtà in maniera individuale, di liberare la sensazione visiva da ogni esperienza o nozione acquisita. L’incontro di Van Gogh con gli Impressionisti è fondamentale: abbandona i temi sociali, che avevano accompagnato la prima fase della sua pittura e passa dalle variazioni in nero e bruno, dai toni cupi ad un cromatismo violento. Van Gogh capisce che l’arte non è uno strumento per capire la società, ma è parte integrante della società. Non ha più la funzione di rappresentare il mondo in modo superficiale: ogni segno di Van Gogh è un gesto con cui affronta la realtà per cogliere il suo contenuto essenziale, la vita. Gli Impressionisti cercano di studiare la realtà, come la realtà vera, acritica. Nella realtà ritratta però c’è il filtro della coscienza dell’artista. Dagli impressionisti Van Gogh riprende il lavoro all’aria aperta, en plein air, ma la sua pittura è alla base della nascita del movimento Espressionista, come proposta di arte-azione. Nell’espressionismo c’è il racconto della coscienza, ciò che la realtà detta alla coscienza. Van Gogh si propone di rendere la sensazione visiva allo stato puro, ma siccome la sensazione è un’esperienza autentica e la nozione intellettuale esperienza non autentica, viziata da pregiudizi, essa non è più un dato, ma uno stato della coscienza. Van Gogh vuole che la sua pittura sia vera fino all’inverosimile, non impressione, sensazione, emozione, ma pura e semplice percezione della realtà nella sua essenza. Dai quadri di Van Gogh emerge anche un’altra componente: la tragicità. La tragicità non va vista nei colori, o nelle figure, ma nel vedere la realtà e vedersi nella realtà in maniera evidente. La tragicità per Van Gogh sta anche nel riconoscere il nostro limite nel limite delle cose, senza poter fare qualcosa per superarlo. La tragicità sta anche nel non poter contemplare la realtà ma dover fare e fare con passione; per evitare che la sua esistenza sopraffaccia la nostra. L’arte per Van Gogh è tutto, è identificata con la vita stessa dell’artista, è un’esperienza che si compie, e non potrà dirsi compiuta che con il compiersi dell’esistenza, cioè con la morte. 

 

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