La ricerca di un ruolo sociale che rispecchi la soddisfazione della propria anima non porta sempre ad una stabilità emotiva, riconducibile ad una crescita interiore graduale.

Van Gogh non segue un percorso uniforme che gli permetta di raggiungere una meta prestabilita: è una strada fatta di curve e sassi, dove la fine non si raggiunge dopo aver superato degli ostacoli, perché l’ostacolo stesso è il fine del camminare.

L’ostacolo più grande è “andare oltre”…l’apparenza, l’oggettività, la necessità…è trovare la verità celata dietro le cose, verità che noi percepiamo attraverso le tele.

Van Gogh: persona fragile emotivamente, alla quale serve l’incoraggiamento di Theo per perseguire un percorso arduo, che, apparentemente, si definisce gradualmente nella mente dell’artista, ma nel suo animo è già indelebile.

Il concetto di artista prende forma in Vincent nel momento in cui subentra “il dubbio esistenziale”.

È l’arte, talvolta un diversivo da una vita troppo banale, una scappatoia, talvolta un mezzo per raggiungere una pace interiore, che rimane la ragione di vivere poiché perdendola si perde la vita.

Il pretesto che induce Van Gogh a scegliere l’arte come la sua intera esistenza è l’insoddisfazione, il sentirsi fallito, non perché non sia stato in grado di realizzare un scopo concreto, quale il lavoro o una famiglia, ma per un senso di vuoto dentro l’animo e di inutilità sociale.

Nessuno, infatti, gli addossa la colpa per il crollo di una parte della miniera nel Borinage, ma è lui a sentirsi colpevole e fragile davanti ad una realtà che non riesce a cambiare.

- Colpevolezza nata dall’immedesimarsi in una condizione sociale che non gli appartiene: Vincent proviene da una famiglia agiata e prestigiosa, perché abbandonare questo status e “SCEGLIERE” di essere povero e sporco di carbone e di polvere?

- Animo sensibile è il motivo di partecipare alla sofferenza altrui.

- Arte è il mezzo di concretizzare e rendere esplicita una realtà che accomuna molti, analizzandola da un punto di vista soggettivo.

È impressionismo: ritrarre gli stati d’animo, la “bellezza interiore” del mondo, per coglierne i significati più profondi.

Tutto ciò diventa per Vincent una necessità, un bisogno primario che lo rende incurante delle critiche e di dover adempiere agli obblighi sociali.

L’artista è disposto ad effettuare ogni cambiamento (del tutto inutile) nella sua tecnica, perché possa raggiungere uno stato di armonia con la sua opera: studia gli impressionisti, li frequenta e ne apprende l’uso della luce e del colore; si sposta in molti paesi per “conoscere” e trovare nuovi stimoli artistici; dipinge e disegna diversi soggetti.

La sua arte rimane distaccata da ogni influenza e, proprio come il suo modo di vivere, si evolve e ricade, ritorna al punto di partenza e cresce rapidamente.

Van Gogh è continuamente insoddisfatto delle sue opere perché “imperfette”: non capisce il rifiuto e le critiche dei maestri e di coloro che non riescono ad osservare e ad accettare una realtà così tangibile, nella quale si è immersi.

È la realtà di tutti i giorni, quella che spaventa perché non è fatta solo di “colori accesi e paesaggi”, ma è grigia, buia, a volte vuota e poco sensibile alla bellezza esteriore.

È un vortice di stati d’animo, emozioni che si fondono e danno vita al mondo, un mondo la cui visione ci è stata deviata e modificata dal tempo e dalla società.

Non è questa la visione di Van Gogh: non può e non vuole accontentarsi di vedere senza guardare…c’è di più…

Ciò che migliora nella sua arte non è la tecnica ma l’espressione: rendere concreta una situazione attraverso una tela, un foglio, con un carboncino, un pennello, per potersi immedesimare e ammirare la verità nelle sue manifestazioni più brute, come i “mangiatori di patate”.

È da qui che nasce l’espressionismo.

Allora si scopre un mondo dietro quelle “mani ruvide”, fatto di quotidianità, di lavoro, di fame, di paura e di sofferenze.

Ogni tassello del nostro mondo si ricostruisce e si unisce in un unico puzzle dove i minatori del Borinage e il loro carbone si confondono con il giallo dei girasoli, un piccolo particolare di un immenso paesaggio, del quale l’uomo, in cui ne è immerso, ne ama scrutare solo una parte, solo alcuni colori e ne percorre solo poche strade.

Penso che Van Gogh, con il suo andare oltre, voglia trasmetterci, in arte, la conoscenza e la consapevolezza che esistono infinite realtà al di fuori della nostra che, pur non conoscendo, possiamo assimilare e rendere personali, andando oltre l’apparenza e l’oggettività superficiale.

 

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