La concezione temporale michelangiolesca è inscindibile dal suo tormento spirituale: così come per gli schiavi il non finito rafforza il concetto della liberazione spirituale che culmina con la morte fisica, per le statue del tempio il non finito simboleggia la tormentosa incertezza del volgere del giorno e della notte, del crepuscolo e dell’aurora. Il mutamento temporale ha un ritmo che è eterno e che nell’ambito della Sagrestia Nuova rappresenta uno scorcio di realismo naturale inserito in uno spazio naturale e spirituale, ma anche di meditazione e di raccoglimento interiore (come avviene nella biblioteca Laurenziana). Le statue tombali sono frammenti di vita inseriti nello spazio della morte, delimitato da quello naturale delle mura della Sagrestia: la forza spirituale agisce sulle pareti fisiche che la comprimono, e preme verso l’esterno; le nervature scure sulla superficie bianca costituiscono un telaio rigidamente geometrico e ideale, con la specifica funzione di mantenere un equilibrio tra esterno e interno tramite le sua plasticità.

La luce fioca dentro lo spazio intellettuale vuoto non è altro che la luce fisica filtrata in luce spirituale: il filtro, il telaio, non lascia penetrare la luce fisica, non la respinge, si limita a convertirla. La luce è accompagnata nel superamento dell’estremo limite tra naturale e spirituale, un limite che è al tempo stesso il tema portante della struttura: la morte.

Tutto, nella Sagrestia allude a un contrasto di opposti, il cui equilibrio è il rito di passaggio della morte fisica che apre la strada all’eternità del tempo: l’opposizione tra il giorno e la notte è riconducibile a quella della vita e della morte; il contrasto tra il crepuscolo e l’aurora sono l’abbandono a una morte certa e la speranza di una nuova vita. Inoltre, all’eterna idea del tempo si contrappone la morte fisica delle tombe medicee che appartiene ancora a un mondo reale e che trapassa la fisicità in spiritualità.

Nel mondo della vita il tempo stesso cambia rispetto a quello esistente all’interno della Sagrestia: è un tempo relativo che varia da soggetto a soggetto, diverso per ciascuno di noi, ma che è inevitabilmente parte integrante del tempo assoluto ed eterno.

Il significato delle figure non è più pura apparenza, non va ricercato nella sua evidente forma, ma è l’idea dell’artista che si sviluppa durante un tormentato e sofferto processo di liberazione: la forma finale non è altro che la fase finale di questo processo, anch’esso conciliabile con la vita spirituale, la morte e l’esistenza fisica.

L’intera opera di Michelangelo è condizionata dal tormento della liberazione, il cui culmine è il tempo ricorrente della Sagrestia, il tema che traspone reale in intellettuale e che è il limite e il traduttore tra realtà e spiritualità.

 

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