Il complesso delle tombe medicee all’interno della chiesa di San Lorenzo a Firenze, è un’opera monumentale creata dal genio di Michelangelo Buonarroti. Concepita e realizzata a partire dal 1516 su ordine del papa Leone X, quest’ultima si presenta come l’epilogo di una convergenza tra due pensieri fondamentali: la concezione della vita secondo Platone e quella elaborata dalla chiesa dell’epoca Medievale.

La tomba dei medici, infatti, nella sua completezza, è una raffigurazione reale dell’idea vitale, spirituale e intellettuale che si risolve nell’eternità divina.

Il concetto ha origine e si sviluppa in uno spazio ideale: la cappella.

Ideale perché definito da pareti concettuali. Pareti rappresentative, per Michelangelo, di barriere strutturali volte a definire uno spazio spirituale-intellettuale.

In questo spazio, pertanto, non può che dominare un elemento ideale, nato dall’esperienza storica umana e derivato dalle forme naturali, la geometria.

Quest’ultima diventa quindi un elemento funzionale perché sostegno di un concetto.

La geometria, infatti, separa uno spazio reale da uno spazio platonico: gli archi e i cerchi posti in un gioco armonico e regolato dalla proporzionalità sono forma di un principio ideale che deve tradursi in forza. Una forza necessaria ad apporre la giusta resistenza alla realtà empirica che invade e pervade la dimensione spirituale.

Le finestre, correttamente studiate, trasformano una luce fisica in luce intellettuale completando così la realizzazione del concetto.

In questa nuova dimensione interiore sono integrate le figure del giorno, della notte, dell’aurora e del crepuscolo.

Quattro statue nelle quali si genera e si sviluppa il concetto vitale. Un pensiero che si avvolge nel gioco dei contenuti.

Il senso della vita terrestre si oppone e si completa con il senso della vita ultraterrena. La chiave di lettura è il tempo che con i suoi cicli continui, si realizza nell’eternità divina.

In questo armonioso evento si introduce un elemento di discontinuità: il senso del non-finito.

Il volto del giorno appena abbozzato e le basi incomplete sono due scelte formalmente uguali ma di significato diverso.

Il volto è la raffigurazione della libertà umana: nulla è premeditato, l’uomo è libero di scegliere il proprio destino. Quest’ultimo diventa quindi la rappresentazione di un concetto tipicamente rinascimentale della mentalità borghese: l’uomo nel duello tra contingenza e coscienza.

Il basamento nel quale spicca l’elemento naturale (come la civetta nella figura della notte) simboleggia il ricordo della vita terrena.

Essenza vitale che emerge anche dal volto dei personaggi attraverso la rappresentazione dei diversi stati d’animo della condizione umana.

Analizzando il complesso tomba – figure – personaggi  possiamo dedurre il concetto dell’esistenza umana in Michelangelo.

L’anima umana domina sui cicli temporali che la dividono dall’esistenza terrena. Quest’ultima è eterna e vive in una condizione di contemplazione: la venerazione della vergine con il bambino.

Il tempo è il limite metafisico tra l’eternità divina e la fugacità della vita.

 

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