In ogni civiltà antica e moderna l'aspetto religioso ha sempre occupato un ruolo fondamentale nella cultura: determina il modo di ragionare, di vedere la realtà a cui si appartiene: è , insomma, un elemento che caratterizza la società. Naturalmente anche l'arte ha risentito dell'influenza esercitata dalla religione, basti pensare al periodo rinascimentale durante il quale si assiste a una netta ostentazione di questo fenomeno. Tuttavia le sue radici vanno ricercate molti secoli indietro, quando la civiltà classica si trovava all'apice della fioritura artistica.

I greci trovarono nella natura i canoni della perfezione, dell'armonia, dell'immortalità: l'artista ricerca nella materia il punto d'incontro con quella verità metafisica, che poteva essere fornito dal rapporto con il mondo naturale. I loro dei erano la natura, il perno attorno al quale girava l'esistenza. Se cadeva un fulmine il responsabile era Zeus, re del cielo; se il popolo veniva colpito da una carestia si pregava Era, madre della terra, se c'era un diluvio Apollo dio del sole o Pan, folletto dei boschi.

Nell'arte etrusca la religione si materializza in una forma molto più reale e legata al quotidiano: la morte è il tema ricorrente perché era necessario superare la paura, l'incertezza per un mistero che non poteva essere spiegato né capito. I sarcofagi e le tombe rappresentano l'aspetto del defunto con i pregi e i difetti: una grinza sulla pelle, una ruga erano la speranza recondita per il trionfo della Vita, davano l'illusione dell'immortalità.

Il modello della basilica paleocristiana è simile a quella tardoantica, ma i significati sono completamente diversi. In quelle tardoantiche si vuole esprimere l'onnipotenza della civiltà romana, mentre le paleocristiane rappresentano la spiritualità nata da un nuovo culto: il cristianesimo. La ricerca è mirata a una purezza e un'armonia che riconducono al tempio greco: le superfici delle pareti sono lisce e candide, non ci sono decorazioni né dipinti, la luce che si concentra sull'abside per riflettere sull'altare suggerisce un contatto diretto con Dio. La concezione religiosa è priva di strumentalizzazioni, infatti la Chiesa è ancora il simbolo della collettività cristiana, è l'insieme dei fedeli.

Durante il periodo medievale, invece, emerge il potere ecclesiastico che deve inquisire, controllare, sopprimere chiunque si ribelli alla sua legge, dare un esempio di moralità. Deve soprattutto intimorire il popolo, convincerlo che la Chiesa è l'unica speranza di salvezza, l'unico mezzo per arrivare a Dio. Nella cattedrale romanica scompare la profonda spiritualità delle paleocristiane: i fedeli si trovano tra il presbiterio rialzato e la cripta: il prete è il mediatore, è colui che può redimere la comunità dalle sue colpe o spaventarla con dannazioni eterne. Quello che pregavano nelle chiese era un Dio che puniva e prometteva terribili supplizi per chi non espiava le sue colpe.

Il Rinascimento è l'epoca in cui l'arte si libera dalle restrizioni mentali caratteristiche nel Medioevo: rinasce l'interesse per l'uomo, per la conoscenza e la cultura. La figura di Cristo si presenta agli artisti con un significato neoplatonico: è il salvatore che mostra all'uomo la verità assoluta, ma non è una rivelazione che opprime e obbliga come nel Medioevo, è la possibilità di guardare al mondo con occhi nuovi, di scoprire cose che c'erano ma non potevano essere viste. L'arte è un processo di conoscenza, e la conoscenza in assoluto, la verità indubbia e ineccepibile è Dio, è Cristo.

L'artista ha il compito di raccontare la verità che genera il fenomeno.

Una caratteristica che mette in comune Leonardo e Michelangelo è il paragone tra paganesimo e cristianesimo, il mondo prima e dopo la venuta di Cristo. Nella Vergine delle Rocce lo sfondo indefinito e confuso rappresenta un passato arcaico dove nulla è certo, nulla può essere spiegato con la logica e il raziocinio. Le figure in primo piano, invece, sono particolareggiate – anche se immerse in un'atmosfera densa e umida – , le piante vengono dipinte al dettaglio: è la certezza data dalla venuta di Gesù. Leonardo guarda alla religione con razionalità, quasi con distacco. San Giovanni è una figura funzionale nel dipinto: ha il ruolo di guidare la Chiesa durante il suo percorso; viene accolto dalla figura triangolare di Maria come se fosse l'istituzione ecclesiastica ad abbracciare il cristianesimo, e non viceversa.

Michelangelo esprime un messaggio religioso molto più profondo e morale: la spiritualità è l'atto eroico dell'uomo che fa progredire la storia, e l'arte è un esercizio ascetico che lo porta a contatto con Dio. La religione non influenza solo il suo modo di dipingere o scolpire: gli detta le regole per vivere e creare. L'idea può concretizzarsi solo nella solitudine di una stanza vuota, deve estraniarsi dal mondo per udire il messaggio divino, ciò che i posteri chiamarono ispirazione. Nel Tondo Doni i personaggi principali sono investiti da una sacralità più sovrannaturale che terrena: la forma piramidale delle figure indica la base del Cristianesimo, il principio che ha cambiato il destino dell'umanità. Il giudizio universale è la sintesi di tutta l'opera michelangiolesca, nell'affresco l'umanità è eroica e estrema anche nella colpa: si innalza al sublime o sprofonda negli abissi del peccato. Il rapporto tra uomo e Dio è un filo esile che può essere spezzato dal minimo gesto di Cristo. Il Salvatore viene dipinto in tutta la sua forza e supremazia: è l'arbitro della scena, il simbolo di una giustizia autorevole che non conosce pietà o misericordia, è appunto, una giustizia divina.

Nel polittico Averoldi Tiziano avvicina i due principali temi religiosi: l'annunciazione e la resurrezione, ovvero l'inizio e la fine della parabola terrena di Cristo. La figura trionfante scende dal cielo impugnando il simbolo della vittoria: la resurrezione è l'apoteosi, l'episodio più grandioso del Cristianesimo. È Dio che vince eroicamente sulle leggi naturali, sul destino dell'uomo. La crudezza della morte viene espressa attraverso la figura straziata del San Sebastiano, nella quale si percepisce quasi simultaneamente la ribellione e l'abbandono del santo. I muscoli si gonfiano, la gamba è tesa, ma la morte conduce inevitabilmente al ricadere delle membra.

 

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