Tre opere di eccezionale grandezza messe a confronto per analizzarne i particolari e trovare un collegamento tra essi che riconduca ad un capo conduttore: L’Adorazione dei Magi di Leonardo, Il Tondo Doni di Michelangelo e Il Compianto sul Cristo Morto di Giotto.

Benché realizzate in epoche differenti, con concetti propri degli autori, una caratteristica portante è il moto e la dinamica dei personaggi.

       Tutte e tre le composizioni presentano un moto rotatorio il cui significato, in base al pensiero degli autori influenzato dall’epoca, intrinseca nelle opere come unità temporale, è legato all’interpretazione soggettiva di questi ultimi.

       Per cominciare il moto rotatorio genera una spirale, dando dinamicità ai dipinti nei quali viene indicato lo svolgersi di un evento e non un’iconografia classica e statica.

Il moto crea l’elasticità e la plasticità dei personaggi causata da un movente originario: è proprio questo che varia, differenziando, di conseguenza, i dipinti.

Si tratta di tre temi discordanti tra loro, che ognuno degli artisti decide di analizzare.

       Si inizi da “Il Compianto sul Cristo Morto” di Giotto: il tema principale è la morte di Cristo che genera il caos totale, in cielo ed in terra, ed è questo il movente dell’evolversi della vicenda alla quale tutti prendono parte, creando una spirale del dolore che a sinistra precipita verso la disperazione e a destra vi rotola, seguendo l’andamento della roccia. È San Giovanni a collegare con la mano il dolore terreno con quello celeste, rendendo tutto il dipinto dinamico.

Per Giotto, il moto rotatorio sta a rappresentare la partecipazione dell’universo al deicidio per indicare la drammaticità dell’evento. Tuttavia, proprio quando tutto sembra essere perduto e arrivato alla conclusione, Giotto vuole creare una spirale contraria a quella del dolore e vi riesce grazie al moto dei corpi dei personaggi: dopo la perdizione, solo l’uomo può ricreare la speranza, speranza data non solo dalla spirale che congiunge i corpi, ma dalla loro stessa luminosità. I colori sono accesi e non spenti, perché la vita inizia dall’anima di ognuno.

       Analogamente Michelangelo ne “Il Tondo Doni” utilizza colori molto forti e netti, contrastanti tra loro, che non possono convivere emotivamente l’uno accanto all’altro, rendendo l’immagine statica, apparentemente.

Michelangelo, invece, interiorizza il reale e lo rappresenta come concetto, attraverso la forma, la quale diventa simbolo: non c’è mediazione tra oggetto e pensiero e tutto diventa concetto.

Il concetto concentrato nel moto rotatorio dato dalla torsione dei corpi che crea un equilibrio dinamico e una piramide a spigoli vivi, ricca di significati. Il sormontarsi delle generazioni, l’evolversi della vicenda nel presente: per Michelangelo è fondamentale rappresentare l’azione “in atto” e non “in essere”, per coglierne il movente ad essa legato, rappresentato dalla nascita di Gesù, al centro della scena.

È importante disegnare la torsione dei corpi perché sono questi ad indicare le spinte emotive, rappresentate con i gesti, gli unici a rimanere nel dipinto, coordinati tra loro per contrastare l’intensità dei colori e rapportarsi alla loro plasticità ed è ciò che si ritrova in Leonardo.

       Mentre ne “Il Compianto sul Cristo Morto” e ne “Il Tondo Doni” viene data molta importanza alla gestualità, ai corpi, dunque alla fisica e alla materia, per rappresentare il concetto, contrariamente il pensiero di Leonardo contrasta questo.

Per poter avere il controllo dello spazio riportato nel dipinto, in questo caso ne “L’Adorazione dei Magi”, bisogna averne una dettagliata conoscenza, la quale si ottiene analizzando i particolari.

       Mentre Michelangelo analizzava fondamentalmente l’evento nel momento in cui questo si svolgeva, Leonardo va oltre e vuole conoscerne il motivo, il movente che lo ha generato.

Ne “L’Adorazione dei Magi” inserisce al centro della scena la Madonna col Bambino, il perno di un vortice, il movente dell’evento stesso, la nascita di Cristo, il motore immobile.

Dà poca importanza alle particolarità e ai lineamenti dei corpi, perché tutto appare come una massa vorticosa, un muoversi complessivo attorno a questa “epifania” alla quale anche la natura, su uno sfondo storico, partecipa.

       La partecipazione totale si può associare a quella del Compianto: in entrambi c’è la totalità dell’evento; nell’ Adorazione, come conseguenza del movente presente e partecipe in esso; nel Compianto, solo come conseguenza di un “fatto” già accaduto, perché Cristo è ormai morto.

       A differenza di queste due opere nelle quali il moto nasce come conseguenza del movente, seguendo l’evento, ne “Il Tondo Doni” esso è costruito con i movimenti che animano e creano un gruppo compatto.

       È sconvolgente come un unico elemento, il moto, uguale e presente in epoche diverse, possa essere la chiave per accedere a molteplici pensieri ed interpretazioni, lontani, discordanti o simili tra loro.                                                                                                            

 

Anna Laura FIORIBELLO

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