Per riflettere


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In questa pagina trovate alcuni scritti legati a periodo artistici oppure particolarmente densi di significato che possono aiutarci a riflettere.

 

Oratio de Hominis dignitate di Pico della Mirandola

Pico della Mirandola, indubbiamente uno degli ingegni più vivaci dell' Accademia platonica di cui fecero parte Poliziano, Marsilio Ficino, Lorenzo il Magnifico, Bertoldo e Michelangelo Buonarroti, dotato di una cultura immensa e  di una memoria divenuta proverbiale, esalta l'uomo per una delle sue caratteristiche specifiche, il libero arbitrio, la libertà cioè di innalzarsi sino a Dio oppure discendere sino ai bruti. Tale libertà gli è assicurata dal fatto che il Creatore provvide all'uomo sul finire dell'opera creativa, e lo pose perciò nel "centro indistinto" dell'universo, unico essere a cui fosse concesso di determinare da se stesso il proprio destino. E' interessante osservare come l'Oratio de hominis dignitate, scritta in latino nel 1486,  si ispiri ad una religiosità piuttosto astratta e generica ed a un sistema intellettuale molto "aperto" che si avvale di riferimenti sia alle culture greco-latine che a quella araba, tanto che mette insieme citazioni della Bibbia, del Corano e del Timeo di Platone. E ancora è interessante notare l'epiteto che Pico attribuisce a Dio, chiamandolo "architectus", che risulta molto simile a quello usato da Platone riguardo il Demiurgo, "Che sempre geometrizza". L'uomo, dice Pico, non è stato fatto né mortale né immortale, né celeste né terreno perché lui stesso possa scegliere la forma che gli è più cara, in quanto è "libero e sovrano artefice" del suo destino, potendo scendere fino a due livelli subumani (quello vegetale e quello animale), ma anche, grazie alla sua infinita libertà, elevarsi ai tre livelli sovrumani: livello celeste raggiunto con la ragione, livello angelico raggiunto con l’intelletto e livello di conoscenza dell’Assoluto raggiunto con l’ascesi mistica.

Ecco qui il testo dell' orazione :

Già Dio, sommo padre ed architetto del mondo, aveva costruito, secondo le leggi della sua arcana sapienza, questo universo che noi vediamo, dimora e tempio della sua divinità, aveva abbellito con intelligenze angeliche la regione che è al di sopra del cielo, aveva dato anima eterna ai globi eterei, aveva popolato con ogni specie di animali le parti putrescenti e fermentanti del mondo inferiore. Ma, compiuta la sua opera, l’Artefice sentiva il desiderio che ci fosse qualcuno che comprendesse la ragione, amasse la bellezza e ammirasse la grandiosità di un’opera tanto meravigliosa. Perciò, quando ormai tutto l’universo era stato portato a compimento (come testimoniano Mosè e Timeo), pensò di creare l’uomo. Però negli archetipi non c’era nulla da prendere come modello per una nuova stirpe, nei tesori nulla da attribuire come dote personale al nuovo figlio e in nessuna parte del mondo una sede particolare per questo contemplatore dell’universo. Ogni spazio era già pieno: tutto era già stato distribuito ai vari ordini delle creature ,i sommi, i medi, gli infimi. Non sarebbe stato degno della Potestà del Padre venir meno, al termine della creazione, quasi per esaurimento, né della sua Sapienza esitare in una cosa necessaria per mancanza di consiglio, né del suo benefico Amore che la creatura destinata a lodare la generosità divina fosse costretta a rammaricarsene per quello che lo riguarda personalmente. Stabilì alfine l’ottimo Artefice che a colui, al quale non si poteva dare nulla di proprio1, fosse comune tutto quello che di particolare era stato attribuito alle altre creature. E così accolse l’uomo come opera di natura non definita, lo pose nel cuore dell’universo e così gli parlò:

«O Adamo, non ti ho dato né una sede determinata, né un aspetto tuo particolare, né alcuna prerogativa a te solo peculiare, perché quella sede, quell’aspetto, quella prerogativa che tu desidererai, tu te le conquisti e le mantenga secondo la tua volontà e il tuo giudizio. La natura degli altri esseri, stabilita una volta per sempre, è costretta entro leggi da me fissate in precedenza. Tu invece, da nessun angusto limite costretto, determinerai da te la tua natura secondo la tua libera volontà, nel cui potere ti ho posto. Ti ho messo al centro del mondo perché di lì più agevolmente tu possa vedere, guardandoti intorno, tutto quello che nel mondo esiste. Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché tu, come se di te stesso fossi il libero e sovrano creatore, ti plasmi da te secondo la forma che preferisci. Tu potrai degenerare abbassandoti sino agli esseri inferiori che sono i bruti, oppure, seguendo l’impulso del tuo animo ,rigenerarti elevandoti agli spiriti maggiori che sono divini».

O somma liberalità di Dio padre, o somma e mirabile fortuna dell’uomo, al quale è concesso di avere ciò che desidera e di essere ciò che vuole. I bruti, non appena nascono, recano dal seno materno ciò che per sempre avranno. Gli spiriti superiori o già dall’inizio o poco dopo furono quello che saranno per l’eternità. Invece nell’uomo, al momento della nascita, Dio pose i semi di ogni specie e i germi di ogni vita: a seconda di come ciascuno li coltiverà, questi si svilupperanno e produrranno in lui i loro frutti.

 
Pericle, discorso agli ateniesi sulla democrazia 461 a. C.
 

Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: per questo è detto democrazia. Le leggi assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora egli sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, non come un atto di privilegio, ma come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se preferisce vivere a modo suo.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e le leggi, e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono un’offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte la cui sanzione risiede solo nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di buon senso.

La nostra città è aperta al mondo; noi non cacciamo mai uno straniero. Noi siamo liberi di vivere proprio come ci piace, e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private. Un uomo che non si interessa dello Stato non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché soltanto pochi siano in grado di dar vita a una politica, noi siamo tutti in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione un ostacolo sulla strada dell’azione politica. Crediamo che la felicità sia il frutto della libertà e la libertà sia solo il frutto del valore”.

 
Prima vennero...  del pastore Martin Niemöller
 
«Quando i nazisti presero i comunisti, io non dissi nulla perché non ero comunista.
Quando rinchiusero i socialdemocratici, io non dissi nulla perché non ero socialdemocratico.
Quando presero i sindacalisti, io non dissi nulla perché non ero sindacalista.
Poi presero gli ebrei, e io non dissi nulla perché non ero ebreo.
Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa
»
 
Testo con alcune varianti introdotte da Bertold Brecht:
 
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè
rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi
erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè
non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare.
 
A chi esita.  Poesia di Bertold Brecht
 
Dici:
per noi va male. Il buio
cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando
si era appena cominciato.
-
E il nemico ci sta innanzi
più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze, ha preso
una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può più mentire.
Siamo sempre di meno. Le nostre
parole d'ordine sono confuse. Una parte
delle nostre parole
le ha stravolte il nemico fino a renderle
irriconoscibili.
-
Che cosa è ora falso di quel che abbiamo detto?
Qualcosa o tutto?
Su chi contiamo ancora?
Siamo dei sopravvissuti, respinti
via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
comprendere più
nessuno e da nessuno compresi?
O dobbiamo sperare soltanto
in un colpo di fortuna?
-
Questo tu chiedi. Non aspettarti
nessuna risposta
oltre la tua.
 
Il caso.  di Joseph Conrad, nota introduttiva
 
La storia degli uomini sulla terra, fin dall’alba dei tempi, si può riassumere in un’unica frase infinitamente evocativa: nacquero, soffrirono, morirono… E tuttavia, che grande racconto!
 
El dinosaurio.  di Augusto Monterroso
 
Capolavoro di sinteticità dello scrittore guatemalteco Augusto Monterroso pubblicato nel 1959 citato da Italo Calvino in "Lezioni americane".
 

Cuando despertó, el dinosaurio todavía estaba allí.

 Traduzione:  Il dinosauro.

Quando si svegliò, il dinosauro era ancora lì.

Interpretazioni:

1) Quando si svegliò, il dinosauro che aveva cercato di ignorare addormentandosi, era ancora lì.

2) Quando si svegliò, il dinosauro che aveva sognato era ancora lì.

 
Graecia capta ferum victorem cepit, et artes intulit agresti Latio. Orazio, Epistole, II, 1, 156
 
Traduzione letterale:
La Grecia, conquistata [dai Romani], conquistò il selvaggio vincitore e le arti portò nel Lazio agreste.
 
Significato:
Roma conquistò la Grecia con le armi, ma questa, con le sue lettere e arti, riuscì ad incivilire il feroce conquistatore, rozzo e incolto.
La locuzione si cita per esaltare la potenza ed efficacia delle belle lettere, dell'arte, degli studi, nella civilizzazione dei popoli.
 
 
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