Giorgione (Castelfranco Veneto 1478 - Venezia 1510)

 

La tempesta

 

di Antonio De Leo

 

 

Il quadro venne dipinto da Giorgione (Zorzi o Zorzon di Calstelfranco) intorno agli anni 1507-1508. Enigmatico, molti hanno cercato di interpretarne i significati attribuendo l'immagine a racconti biblici o mitologici (dal ritrovamento di Mosè all'infanzia di Paride o addirittura autobiografico racconterebbe la nascita illegittima dell'autore). Il quadro è permeato da un'atmosfera naturalistica ed è considerato il primo dipinto dell'era moderna ed il primo paesaggio della storia dell'arte. Come su molte opere d'arte dai significati non palesi anche su questa ci si può sbizzarrire a fare congetture delle più strane e azzardate, ma alcune suggestioni presenti qui e non in altre possono darci molte indicazioni per cercare una chiave di lettura che vada oltre le semplici apparenze del soggetto raffigurato. Quello che vediamo è un paesaggio naturale con un rivolo che separa le figure umane, un fiume, dei resti antichi e sul fondo un ponte di legno ed un paese. La presenza dell'uomo è rappresentata più dalle costruzioni lontane e dai manufatti antichi che dai tre personaggi, personaggi che sono appunto forse un soldato o un viandante, in piedi appoggiato a un bastone, e sulla sponda opposta del rivolo d'acqua una donna nuda adagiata su un poggio erboso nell'atto di allattare un bambino, per questo il dipinto è chiamato anche "La zingara e il soldato". Elemento caratterizzante e che rende in qualche modo speciale quest'opera è un lampo nel cielo che preannuncia una tempesta.

Passiamo ora a una possibile lettura del dipinto, il legame uomo-natura è reso evidente oltre che dal colore, che lega in una tonalità turchese diffusa proveniente dal cielo incombente tutti gli elementi raffigurati, proprio dalla presenza della donna nuda che allatta, con alle spalle un boschetto e stesa sull'erba. Questo rafforza la sensazione che non esista soluzione di continuità tra l'uomo e la natura che l'accoglie, dove la nascita di una nuova vita ad essa si amalgama e con essa convive in un naturalismo panteistico, dove il pudore è bandito proprio perché intralcerebbe questo legame profondo rendendolo falso. Di chiara ispirazione Leonardesca è l'uso sfumato del colore, dove i contorni paiono dissolversi nell'atmosfera.

La donna non guarda l'uomo, sembra che guardi chi osserva il quadro e l'uomo, appoggiato al pastorale, guarda oltre lei, è come se i due ignorassero la presenza l'uno dell'altra. La città sullo sfondo e i resti di antiche colonne binate nelle vicinanze ci lasciano pensare alla storia e quindi al tempo come ad un flusso continuo, in basso in un connubio uomo-natura, in alto infinito nel cielo, fluire ininterrotto del tempo che è simboleggiato dal fiume che scorre rapido creando vortici attorno ad una pietra e percorre il dipinto quasi per l'intera profondità dividendolo in due parti. Dal fiume si dirama un piccolo e calmo corso, che arrivando fino al bordo estremo in basso della tela, separa i personaggi presenti nell'opera proprio come sono separati dai loro differenti destini. Non esiste orizzonte, è celato dalle costruzioni sul fondo, questo rafforza il concetto di infinito potenziale spaziale proprio in quanto non visibile ma immaginabile come "oltre", una sorta di "Infinito" Leopardiano dove lì è la siepe a chiudere lo spazio fisico ed aprire lo spazio mentale mentre qui, anche se lontana, è la quinta prospettica delle costruzioni, e come nell'ultima parte del componimento leopardiano anche qui il tempo è potenzialmente infinito (...e mi sovvien l'eterno, e le morte stagioni...), in Giorgione  è reso tale grazie alla prospettiva che fa scomparire oltre il visibile il corso del fiume e lo fa ripercorrere mentalmente a ritroso mentre lo sguardo della donna, che guarda l'osservatore tenendo in braccio e nutrendo una nuova vita, proietta il tempo verso un futuro indeterminato ed ancora una volta potenziale.

 

 Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.

 

E qui, guardando gli alberi il vento stormir tra queste piante si sente, e si sentono i suoni della natura che si prepara al temporale e l'odore della pioggia che si annuncia.

In definitiva il dipinto è come se rappresentasse proprio il tempo, a cui il destino umano è legato. Immaginiamo questi due personaggi venire da lontano, due destini indipendenti, ognuno con la propria storia, il proprio passato, come due punti che partono da lontano nel tempo e distanti altrettanto nello spazio tra loro, per incontrarsi in un casuale istante del presente. In un attimo preciso dello spazio e del tempo i due destini condividono qualcosa che si concretizza nel lampo, è il lampo che crea l'istante, che mette in comunicazione i due destini, il lampo che in un certo qual modo "si lascia condividere" dai personaggi. Questo quadro è vero che rappresenta un paesaggio e forse è altrettanto vero che gli esseri umani immersi in questo paesaggio hanno rispetto ad esso pari dignità, non sono i soggetti del dipinto, soggetto del dipinto è tutto l'insieme, armonizzato e non divisibile, è appunto l'insieme che crea l'idea del divenire, il paesaggio senza gli uomini sarebbe vuoto di significati e gli uomini avulsi dal paesaggio sarebbero nulla, solo due estranei. Tutto qui concorre a creare l'istante, quell'istante che si approccia al presente e che viene da lontano, è come se il presente fosse steso sul piano della tela ed il passato fosse al suo interno, dentro la prospettiva che si allontana, non solamente nello spazio ma anche nel tempo, un continuum spazio-temporale che rende consistente l'immediato. L'immanenza del "qui e ora" si realizza proprio quando i due destini si incontrano sul piano del presente, a cui anche la natura partecipa scagliando il lampo per farsi attuale. Tutto questo è rafforzato dallo sguardo della donna che stringe tra le braccia una nuova vita, quasi che lei, rivolgendosi all'osservatore, intendesse superare il piano della tela, sorpassare il presente proiettandosi nel futuro assieme alla vita che al bambino resta da vivere e più oltre.

 

 

Grafico degli elementi presenti nella tela

 

 

Questo materiale è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia. (CC BY-NC-ND 3.0 IT)