L'Hera di Samo

 

 

 

di Antonio De Leo 2005

 

 

 

Scultura ionica arcaica, l'Hera di Samo, che fa parte di un gruppo marmoreo, nella sua estrema semplicità ha qualcosa di straordinario. Com'è evidente la geometria è alla base di quest'opera, geometria come comunione con la natura, geometria eterna e immutabile, sommatoria di concetti universalmente condivisi, universalità di pensiero, correttezza morale e formale, quindi intelleto, ordine e ragione quali chiavi di lettura delle forze generatrici del mondo e della forma. La parte inferiore del corpo ricalca la struttura canonica della scultura ionica di questo periodo ed è meraviglioso come gli equilibri si stabiliscano su elementi minuti e varianti delicate, la rastrematura verso il basso mette in risalto la matrice tronco conica che si allarga alla base come la radice di un albero per ancorarsi alla terra generatrice. Ma la geometria lega ancora la scultura alla terra con un richiamo immediato e forte servendosi della porzione ellittica che taglia la veste per far emergere, proprio come un potente apparato radicale, i piedi, al tempo stesso svelando la struttura interna articolata e mortale . La veste che cela il corpo, nella parte sinistra, è striata da sottili e perfette scanalature che fermano la luce e la fanno indugiare in un alternarsi ritmico di chiari e scuri, amplificando il senso di eternità. A un livello appena superiore, nella parte destra, un velo ricopre la tunica rigata e rende la superficie liscia e riflettente, è l'asse centrale del corpo la linea di confine tra le due sintonie diverse col mondo, quella dell'armonia a sinistra e quella della presenza a destra. Cinque i livelli di sovrapposizione: il corpo femminile, la tunica pieghettata, il velo, la cintura che ferma le vesti e nella parte alta il peplo, che scopre il braccio nudo e che si sovrappone, adagiandovisi morbidamente, sia alle forme libere e sinuose superiori che a quelle formalmente rigide della parte inferiore della composizione. Ed è qui che avviene la magia, una decisa sinusoide, come una frattura, una faglia, una fenditura, crea la separazione profonda tra la libertà formale superiore e l'armonia geometrica inferiore, generando un evento straordinario, l'abbandono della regola, del canone. Si delinea la demarcazione tra consueto e inconsueto ed è poesia. Le linee morbide, che si distendono in diagonale come onde, non prendono parte al gioco geometrico che genera la figura, se ne distaccano per tracciare una strada differente, non più quella della ragione ma quella del sentimento, dell'emozione, la via poetica che porta l'uomo a scavare dentro se stesso per ricercare l'armonia con l'universo, non più come analisi degli elementi comuni legati alle regole costituenti la materia e la forma, ma come espressione libera delle passioni. Il processo è irreversibile e non può più fermarsi unicamente al piano formale, oramai la strada è tracciata verso una direzione molto più profonda, la coscienza di sé.

 




 Questo materiale è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia. (CC BY-NC-ND 3.0 IT)